Le uova, il simbolo della Pasqua, rappresentano la fondamentale tappa evolutiva che ha consentito ai vertebrati di colonizzare la terraferma. L’uovo che meglio conosciamo ha una struttura sferica o elissoidale, protetta da un guscio. È l’uovo “amniotico”, caratterizzato da annessi che proteggono l’embrione dalla disidratazione e ne consentono lo sviluppo, Non è così per i pesci, né per gli anfibi. L’uovo amniotico, comparso per la prima volta nei rettili, ma oggi tipico anche degli uccelli e dei mammiferi monotremi, ha rappresentato nella storia dell’evoluzione la più importante conquista per l’adattamento all’ambiente terrestre: senza questa rivoluzionaria struttura nessun vertebrato esisterebbe oggi sulla Terra.
Tutto quello che devi sapere sulle uova
- L’uovo più grande mai deposto da un uccello sembra essere stato quello di una specie di moa (Dinornis robustus), un grande uccello simile allo struzzo alto più di due metri e pesante circa 250 kg, vissuto in Nuova Zelanda, ma estinto intorno al 1500 a opera dell’uomo. Il suo uovo misurava 17,8 x 24 cm.
- L’uovo più grande deposto da un uccello vivente è invece di quello dello struzzo, che può arrivare a pesare fino a 2,5 kg.
- Tra i rettili il record spetta ovviamente a un dinosauro, anche se incredibilmente questi giganteschi animali non deponevano uova particolarmente grandi, in rapporto alla loro mole. Le maggiori mai rivenute sono quelle che raggiungono i 60 cm. appartenenti al Gigantoraptor erlianensis, vissuto nel Cretacico circa 75 milioni di anni fa.
- L’uovo più piccolo è quello deposto da un colibrì della Giamaica (Mellisuga minima), lungo appena 10 mm e del peso di soli 0,365 grammi.
- Tra i rettili il primato spetta probabilmente al minuscolo Sphaerodactylus ariasae, un geco che può stare tranquillamente su una monetina.
Le uova non hanno tutte la stessa forma: possono essere ellittiche, ovali, appuntite, piriformi. Le varianti sono determinate sia da ragioni fisiche (la struttura del bacino delle femmine), sia da motivazioni legate alle abitudini riproduttive delle varie specie.
- Gli uccelli marini come le urie, le gazze marine e i gabbiani tridattili, che nidificano sulle falesie rocciose, depongono uova a forma di pera allungata per non rischiare che possano cadere rotolando.
- Le specie che si servono di cavità o buche possono tranquillamente restare fedeli alla forma rotonda.
Per la colorazione delle uova un fattore determinante è il mimetismo che favorisce le tinte meglio in grado di confondersi meglio con l’ambiente.
- Galline esotiche, come la Araucana, sono originarie del Cile e covano uova azzurre o azzurro-verdi.
- Nei rettili, che celano le proprie uova in anfratti e nel substrato o le seppelliscono, domina il bianco.
- Tra gli uccelli la gamma è notevolmente più ampia: ce ne sono anche di marroni, azzurre e rosse con varie possibili sfumature e combinazioni.
- Il codirosso algerino (Phoenicurus moussieri) si concede uova sia bianche, sia azzurre anche nella stessa covata
- L’uccello sarto (Orthotomus sutorius) si sbizzarrisce ancora di più e le 4 uova che abitualmente depone possono essere bianche, verdi, blu-verdastro o anche rosa con maculature rosso chiaro, violetto e nero.
- La pavoncella (Vanellus vanellus) e il chiurlo (Numenius arquata) preferiscono ombreggiature marroni o un bel verde oliva macchiettato di rossiccio: ci vuole davvero occhio per individuarle nel substrato.
- Un vero specialista è il fratino (Charadrius alexandrinus), che il WWF tutela lungo le coste italiane: questo trampoliere in miniatura in primavera depone uova difficilissime da distinguere nell’ambiente sabbioso in cui si riproduce.
- Il picchio rosso maggiore (Dendrocopos major) nidifica nelle cavità scavate nei tronchi dove anche per mamma e papà è difficile muoversi: le sue uova sono, infatti, bianche e lucide per facilitare la localizzazione al buio.
Tra gli uccelli di norma i genitori hanno un comportamento amorevole verso la propria prole. Non mancano tuttavia le eccezioni.
- Il cuculo (Cuculus canorus) parassita i nidi altrui, in Italia soprattutto quelli di cannareccione (Acrocephalus arundinaceus), Luì verde (Phylloscopus sibilatrix) e pettirosso (Erithacus rubecula), favorito dalla somiglianza delle proprie uova con quelle della specie “ospite”. Alla schiusa il pulcino del cuculo, spingendole con il dorso, getta fuori dal nido le altre uova non ancora schiuse e, nel caso anche gli eventuali “fratellastri” per avere per sé tutto il cibo portato dai genitori involontariamente adottivi.
- L’unico, preziosissimo uovo del pinguino imperatore è covato dal maschio che lo tiene in equilibrio sulle zampe per evitare il contatto con il ghiaccio e lo copre con una piega dell’addome fitto di piume per proteggerlo dalle temperature estreme dell’inverno antartico. Resisteranno così, al buio e senza cibo, per tutta la durata dell’incubazione della cova, che è di 60 giorni, perdendo fino a un terzo del proprio peso.
- Curioso tra gli anfibi il comportamento dell’alite ostetrico (Alytes obstetricans), un piccolo rospo con abitudini notturne: in questa specie il maschio porta con sé, sul proprio corpo, le uova (anche più di cento) per 3-6 settimane, sino alla schiusa quando fa cadere le larve in acqua.
- Nella quasi totalità dei casi le uova dei rettili vengono deposte in un posto caldo e lasciate al loro destino grazie al fatto che i piccoli appena nati sono nei fatti una versione in miniatura di mamma e papà: già ben formati e perfettamente in grado di badare a sé stessi.
- Il record di durata spetta ai polpi di profondità che covano le uova anche per 4 anni e mezzo.
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