La meiofauna è costituita da piccoli organismi di dimensioni inferiori al millimetro che si annidano nei sedimenti marini dei 5 oceani. Combinando immagini 3D ad alta risoluzione e intelligenza artificiale, il progetto Meiodyssea condotto dagli scienziati dell’Ifremer, in collaborazione con i team del Jamstec in Giappone, del Naturalis Biodiversity Center nei Paesi Bassi e del Museo di Storia Naturale di Senckenberg in Germania, sta affrontando la sfida di descrivere da 125 a 200 nuove specie di meiofauna ed è finanziato dalla Sasakawa Peace Foundation.
Il progetto Meiodyssea mira a colmare le nostre lacune di conoscenza sulla diversità, l’ecologia e la storia evolutiva della fauna marina invisibile, per facilitare la conservazione degli ecosistemi marini vulnerabili.
Capire l’ecologia dei piccoli organismi
Il progetto si distingue per il metodo sviluppato e per il numero di campioni di sedimenti, già esistenti o da raccogliere durante future campagne oceanografiche, che verranno analizzati. I campioni proverranno da 1.437 siti in tutto il mondo e il database che verrà realizzato coprirà tutti gli ambienti marini, dalla costa al mare aperto, comprese le pianure abissali e le trincee adriatiche, da profondità di pochi centimetri a oltre 6.000 metri, nel cuore delle acque polari e dei mari tropicali.
Anche sulle spiagge più conosciute, in media il 50% delle specie campionate sono nuove. E in alcuni ecosistemi ancora relativamente inesplorati, come le profondità marine, il 90% della meiofauna osservata non è stata finora descritta.
«Con le 125-200 nuove specie che saranno descritte nel corso del progetto, aumenteremo di circa 1/5 il numero di nuove specie di meiofauna descritte ogni anno nel mondo. Questo ci aiuterà a comprendere meglio il ruolo di queste specie, invisibili all’occhio, nella dinamica degli ecosistemi marini» spiega Daniela Zeppilli, responsabile del progetto Meiodyssea e direttrice del laboratorio di ambiente profondo dell’Ifremer.

Un invertebrato Tardigrada osservato al microscopio a fluorescenza
© Ifremer/Stazione biologica di Roscoff
Una banca dati condivisa al servizio della biodiversità
Da queste migliaia di campioni verranno estratti, ordinati e selezionati milioni di organismi per individuare quelli finora sconosciuti. Questi ultimi saranno descritti da ogni angolazione, identificati, annotati, misurati e fotografati in 3D per visualizzare tutte le loro strutture morfologiche esterne e interne con una precisione senza precedenti. Tutte queste informazioni saranno raccolte in un database di immagini 3D ad alta risoluzione.
«Grazie a strumenti all’avanguardia e allo sviluppo di questa nuova metodologia, saremo in grado di identificare qualsiasi nuova specie presente in un campione in 15 minuti invece che in diverse settimane. La loro descrizione completa dovrebbe richiedere pochi giorni invece di diversi mesi. Lavoreremo meglio e più velocemente» afferma Zeppilli.
A differenza di batteri e virus, questi piccoli animali possiedono organi complessi e svolgono un ruolo nella catena alimentare di organismi molto più grandi. Alcuni esemplari di meiofauna sono “specie sentinella”: la presenza di alcuni nematodi, piccoli vermi, è un indicatore di contaminazione chimica dell’ambiente.
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