I più audaci arrivano a pensare che si tratti dell’opera di qualche ufo, tuttavia nessuno scienziato ha mai condiviso questa tesi. Le famose linee di Nazca, in Perù, venivano, infatti, realizzate in funzione di particolari riti religiosi o per “codificare” eventi astronomici.
Pochi giorni fa, una nuova scoperta. Raffiche di vento particolarmente violente hanno, infatti, consentito di fare luce su nuovi sorprendenti disegni, tipicamente riconducibili a figure animali e detti, in ambito scientifico, “geoglifi”; realizzati da mani esperte che seguivano metodi di scavo peculiari, basati sull’ampia conoscenza delle caratteristiche geologiche del territorio.
Il primo a rendere nota la scoperta è stato Eduardo Herràn Gomez de la Torre, pilota e ricercatore, in volo sopra il deserto peruviano. Gomez de la Torre parla di una “linea” lunga almeno sessanta metri e larga quattro, nei pressi dell’arcinota sagoma del colibrì. «Un prezioso contributo alla conoscenza degli antichi Nazca», dice Ruben Garcia Sota, dal Centro ricerche archeologiche di Ica, città del Perù centro-meridionale. Le prime considerazioni parlano della riproduzione di un serpente, un lama e un uccello; che si vanno a sommare alle oltre 13mila linee che caratterizzano il deserto di Nazca, con disegni lunghi fino a 180 metri. Gli archeologi sono ora al lavoro per poter fornire maggiori dettagli sulla nuova scoperta e capire soprattutto se è rapportabile alla cultura Paracas, che fiorì in Sud America dall’800 a.C. al 100 d.C.; e venne resa nota per la prima volta negli anni Venti, attraverso i lavori dell’archeologo peruviano Julio Tello.
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