I bracconieri italiani continuano a fare incetta di prede nei Paesi dell’Europa dell’Est, dove le normative in materia di tutela degli animali sono spesso meno stringenti.
L’ultimo caso riguarda due cacciatori, entrambi residenti ad Arezzo, che sono stati fermati al valico di frontiera tra Serbia e Croazia di Bajakovo.
I due – come riferito dalla Società croata per la protezione degli uccelli e della natura HDZPP – sono stati trovati in possesso di 331 allodole, specie strettamente protetta sia in Serbia, sia in Croazia.
Immediatamente è scattato il sequestro degli uccelli abbattuti e di tutta l’attrezzatura di caccia che comprendeva allodole imbalsamate da richiamo, specchietti e zimbelli per un peso di oltre 50 chili.
I due cacciatori sono stati multati per un importo complessivo di 4.000 Euro e successivamente rilasciati.
La rotta balcanica dei bracconieri
Lungo la rotta balcanica transitano ogni autunno centinaia di migliaia di uccelli protetti, molti dei quali finiscono abbattuti dai cacciatori italiani.
In Romania, su ricorso degli ambientalisti, la Corte d’appello della città di Brașov ha sospeso la caccia a quattro specie, tra cui l’allodola, di cui quest’anno era consentito l’abbattimento di 439.000 esemplari.
«La caccia a questa specie è stata aperta solo nel 1996 e proprio per soddisfare i cacciatori italiani – commenta il WWF –. Come da sempre sottolineano gli ambientalisti romeni, la caccia all’allodola, oltre che avvenire con mezzi vietati come i richiami acustici, diventa una copertura per la strage di piccoli uccelli di specie protette. Ogni anno cacciatori italiani sono al centro di scandali per bracconaggio e illegalità sul commercio di armi e cartucce».
Servono controlli più severi alle dogane
Quello che è vietato in Italia, dunque, è possibile per i cacciatori che si recano all’estero. Per fermare questi crimini contro la Natura è necessaria la cooperazione tra Stati, partendo da maggiori controlli alle frontiere.
«Ogni anno, migliaia di cacciatori italiani vanno all’estero per abbattere principalmente questi piccoli uccelli protetti, destinati poi al mercato clandestino in Italia – conclude Giampaolo Oddi, Coordinatore delle Guardie Giurate Volontari WWF Italia –. Per fermare questa ignobile tratta è necessario aumentare i controlli presso gli aeroporti e lungo le vie di comunicazione da dove rientrano i cacciatori al ritorno delle battute di caccia nell’est europeo».
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