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Cultura
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CAMPAGNA DI SENSIBILIZZAZIONE

Pedone lo sbirro

Pedone lo sbirro

Michele Mauri Michele Mauri 27 Gen 2020

Da giorni Milano è tappezzata di manifesti che recitano senza mezzi termini: “Il pedone ha sempre ragione”. Si tratta di una campagna di sensibilizzazione avviata dall’amministrazione comunale per difendere la mobilità pedonale.

Un’iniziativa lodevole e discutibile al tempo stesso. Lodevole perché in una città assediata dal traffico e dall’inquinamento qualsiasi iniziativa tesa a favorire sistemi alternativi all’automobile va guardata con benevolenza. Discutibile per i toni adoperati. E siccome «c’est le ton qui fait la musique», mi pare utile riflettere sul modo in cui si è scelto di affermare un diritto sacrosanto.

Tutti contro tutti

Già il ragionare per categorie implica un’imperdonabile semplificazione. Chi è il pedone? Siamo tutti noi, che – una volta adulti – diventiamo a seconda delle necessità e delle scelte: pedoni, ciclisti, motociclisti, automobilisti. E il più delle volte guardiamo con sospetto, se non con fastidio, gli “altri”. I pedoni litigano con i ciclisti, i ciclisti con i motociclisti e questi ultimi con gli automobilisti. Tutti contro tutti, sempre pronti a rivendicare i propri diritti e a dimenticare i propri doveri.

Ora, Milano è un luogo che ama sperimentare ed è innegabile che qui più che altrove si stiano cercando vie alternative. Il tasso di inquinamento atmosferico, le lunghe code nelle vie urbane e extraurbane, la sosta selvaggia e certe scene quotidiane da Far West dimostrano però che c’è ancora tanta strada da fare.

A cosa serve affermare in forma così perentoria i diritti dei pedoni? A mio avviso a poco e niente. Peggio, ad alimentare un clima di astio che non fa bene alla città, né ai cittadini.

L’equivoco di fondo

Intanto serve ricordare che non è affatto vero che il pedone ha sempre ragione. Recenti pronunciamenti dei giudici dimostrano che se il comportamento di quest’ultimo è stato imprevedibile e anomalo è possibile provare il suo concorso di colpa o, addirittura, la sua responsabilità esclusiva in caso d’incidente, sebbene l’articolo 2054 del codice civile sancisca che grava su chi guida una presunzione di responsabilità.

Perché un pedone che cammina fuori dal marciapiede, oppure attraversa la strada all’improvviso lontano dalle strisce o distratto dal cellulare dovrebbe vantare maggiori diritti di un’automobilista ligio e scrupoloso? Forse in nome di una mobilità leggera e sostenibile? Non scherziamo!

Chi si è trovato a passare nei pressi di una scuola in prossimità degli orari di ingresso o di uscita avrà potuto osservare come ogni ruolo sia alternabile. Fa sorridere vedere i vigili che si affannano per garantire agli scolari un passaggio protetto sulle strisce, mentre le automobili dei genitori che accompagnano i propri figli a lezione vengono frettolosamente abbandonate in doppia o tripla fila e perfino sui marciapiedi.

La strada è una metafora della vita. Perché diventi un luogo di convivenza civile è fondamentale che tutti, dal pedone all’automobilista, assumano comportamenti responsabili e adeguati, rispettosi l’uno dell’altro. Altrimenti l’Italia continuerà a essere quel paese dove è assai facile fare quello di cui non si ha diritto ed estremamente difficile fare quello di cui si ha diritto.

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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