Quando pensiamo all’Africa ci vengono in mente gli animali liberi. I safari dove è possibile ammirare la Natura selvaggia. L’acacia che taglia il cielo arancione e la giraffa sullo sfondo. Il lago fangoso e gli elefanti. Gli avvoltoi, la terra rossa. Questo è quello che è effettivamente possibile vedere attraverso un safari sostenibile.
Un safari sostenibile è un’escursione all’interno della Savana africana, in macchina o a piedi, in cui non si disturbano fauna, flora ed ecosistemi.
Nel caso dei safari in macchina, è preferibile e più sostenibile farlo con una guida certificata e non da soli. Questo sia per avere una migliore esperienza in termini di informazioni e avvistamenti, ma soprattutto per sapere di essere nelle mani di qualcuno che non attua comportamenti sbagliati nei confronti degli animali.
A volte, infatti, anche se incoscientemente e in buona fede, possiamo incorrere in errori di valutazione nell’avvicinarci e nell’approcciarci agli animali.
La Savana non è uno zoo
Meglio scegliere piccole Riserve private e non i famosi grandi Parchi nazionali, dove si corre il rischio di trovarsi immersi in un’autostrada di turisti, che oltretutto non rispettano il benessere degli animali, accerchiandoli e disturbandoli con rumori e smog.
Ricordatevi che le osservazioni possono essere fatte solo da una distanza di massimo 30 metri e che nessuna guida deve disturbare gli animali, avvicinarli con il cibo, andare fuori strada calpestando la vegetazione solo per accontentare i turisti: non siamo in uno zoo e il bello del safari è proprio quello di scorgere gli animali e di non essere visti da loro.
Attenzione ad avvicinarsi troppo e a disturbare le femmine con i piccoli, i predatori che stanno cacciando o mangiando, gli animali che si stanno accoppiando e i maschi in calore. Cerchiamo di non alterare l’etologia della fauna: se un animale modifica il suo comportamento perché ci vede, vuol dire che ci siamo comportati male e di sostenibile in questo, c’è poco.

Dipende tutto da noi
Comunichiamo la nostra etica alla guida prima di intraprendere il safari.
Una guida guadagna in media 300-400 € al mese e, quindi, farà di tutto per ottenere la mancia dai clienti. Purtroppo la maggior parte dei turisti internazionali offre un surplus economico alla guida se questa permetterà di avvistare più animali possibili, più vicino possibile, magari con comportamenti da troupe documentaristica.
Questo porta inevitabilmente a disturbare gli animali che si stanno accoppiando o combattendo, le mamme con i piccoli o i predatori durante la caccia. Molte guide si avvicinano eccessivamente agli animali, rischiando di scatenare una reazione aggressiva (e lecita!) o invadendo la loro comfort zone e quindi stressandoli.
Rendere chiare le nostre intenzioni e i nostri requisiti etici porterà la guida a comportarsi in modo dignitoso nei confronti degli animali.
L’importanza dell’eco-turismo per i Parchi naturali
Per fare turismo sostenibile non solo Africa, ma ovunque, prestiamo quindi attenzione a dove e come trascorrere il nostro tempo. Scegliere di trascorrere la propria vacanza in zone del mondo in cui è possibile vedere animali selvatici in Natura è sicuramente un’esperienza arricchente sotto ogni punto di vista e per questo sempre più viaggiatori decidono di intraprendere la vera strada dell’Eco-Turismo “hand off”, quello che non interagisce con animali selvatici.
Nel 2016 è stato pubblicato un interessante articolo sulla rivista scientifica Plos One in cui si descrivono gli effetti positivi dell’Eco-Turismo sulla Natura e sugli animali, in particolare sulle specie minacciate, quali orango, gibbone, licaone africano, avvoltoio egiziano, leone marino della Nuova Zelanda, tamarindo golden lion, l’ara verde del Costa Rica, ghepardo e pinguino africano.
È stato calcolato che l’84% delle entrate economiche dei Parchi naturali provengono dall’Eco-Turismo e che questo contribuisce al 66% dei fondi per la conservazione delle 360 specie di mammiferi, volatili e anfibi minacciate.
L’Eco-Turismo, infatti, contribuisce positivamente alla salvaguardia di più di 800 specie, agendo attivamente sulla conservazione degli habitat, delle specie e limitando al minimo le attività illegali sull’ambiente e sugli animali. Le popolazioni indigene, inoltre, vengono influenzate in positivo dal ruolo dei turisti che attratti dalla presenza di fauna esotica, finanziano le attività locali, la ristorazione, il commercio e l’artigianato locale.
L’impatto positivo non è solo sulle popolazioni locali e sul loro sviluppo economico, ma anche e soprattutto sulla biodiversità di quelle zone e sulla salvaguardia di alcune delle specie minacciate secondo la IUCN.
Il turismo, infatti, quello fatto bene, può essere davvero una preziosa risorsa di conservazione e un’importante fonte di entrate economiche per la conservazione e l’antibracconaggio, come abbiamo visto nel caso dei Gorilla protetti nei Parchi nazionali.
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