A causa dell’aumento delle temperature causato dai cambiamenti climatici, si sta allargando in modo preoccupante il fenomeno dello sbiancamento dei coralli (“coral bleaching” in inglese) ovvero la perdita di pigmentazione dei coralli, che coinvolge le barriere coralline di tutto il mondo.
A seguito dello stress termico, i coralli espellono le alghe (Zooxanthellae) che vivono nei loro tessuti, causandone lo sbiancamento. Se le temperature non tornano alla normalità entro le 6-8 settimane, i coralli muoiono. Anche i coralli che riescono a sopravvivere al fenomeno di sbiancamento subiscono, comunque, un notevole stress.
Un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), i ricercatori dell’Università della Pennsylvania, guidati da Katie Barott, hanno scoperto che alcuni coralli resistenti allo shock termico potrebbero prosperare anche quando fossero trapiantati in un ambiente diverso. Si alimenta, quindi, la speranza che questi coralli resistenti possano servire come popolazione fondante per ripristinare le barriere coralline.

I coralli mantengono la loro capacità di resistere allo sbiancamento anche quando vengono trapiantati in un nuovo reef. © S. Matsuda/University of Pennsylvania
Gli eventi di sbiancamento di massa dei coralli stanno diventando sempre più frequenti, facendo temere che i coralli possano diventare le prossime vittime del cambiamento climatico. La strategia pensata e sperimentata da Katie Barott e dai suoi colleghi ricercatori sembrerebbe funzionare, facendo guadagnare tempo alle barriere coralline nel loro sforzo di resistere di fronte al riscaldamento e all’acidificazione delle acque oceaniche.
Con il trapianto di corallo i ricercatori potrebbero ricostituire le barriere danneggiate dal cambiamento climatico, o da altri eventi catastrofici, come l’incaglio di una nave, con coralli che si sono dimostrati robusti e capaci di sopravvivere in condizioni difficili.
Perché la strategia funzioni, tuttavia, occorreva provare che i coralli “resitenti” conservassero le loro caratteristiche anche dopo essere stati spostati in un nuovo ambiente.
«Se si prende un corallo che è resistente allo sbiancamento nel suo habitat nativo, potrebbe succedere che lo stress del trasferimento in un nuovo luogo gli faccia perdere quella capacità» spiega Barott.
Il team di Barott ha svolto un esperimento in due barriere coralline nella baia di Kaneohe Hawaii sull’isola di Oahu, alle Hawaii: una più vicina alla riva con acque ferme e un’altra più lontana con maggiore corrente. I coralli sono organismi clonali e, quindi, un pezzo preso da una colonia può ricrescere e avrà la stessa genetica del corallo “madre”. I ricercatori hanno verificato che i coralli resistenti allo sbiancamento sono rimasti tali, anche quando sono stati spostati in un nuovo ambiente.
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