Pioggia
Sotto il velo della pioggia le piante
piegano le foglie, spengono pensieri.
Si rifugiano i nomi nell’opaca
eguaglianza delle forme, e la malva,
il tarassaco, il topinambur, il papavero
s’infogliano in un unico verde
flagellato dalla musica d’acqua.
I fiori serrano i petali nell’urna.
Il vento sferza la chioma del tiglio
che ha memoria di una sera ospitale,
del suo inatteso tepore.
Nessuna luce marina che inviti
ora a un brivido di presenza.
Solo il grigio delle raffiche
che cancella la linea dei poggi
e trascina nel concerto stregato
anche il cielo e le sue iridescenze.
Fluttuano nella stanza del ricordo
nubilose sfigurate parvenze.
Antonio Prete
L’acqua. Un elemento fondamentale per la vita e di conseguenza anche uno dei simboli più importanti a disposizione dell’umanità.
Sappiamo bene che senza di essa avremmo seri problemi a vivere sulla terra. Eppure quante volte ci si lamenta perché piove! Dopo una settimana di sole infinito si comincia ad averne abbastanza e si invoca un po’ d’acqua, ma quando la pioggia persiste per qualche giorno (perché ha le sue motivazioni per farlo), ci lamentiamo nuovamente ed invochiamo il sole che precedentemente abbiamo rifiutato. Direi: basta lamentarci.
La pioggia, salvo quando purtroppo arriva con violenza portando via vite, è una benedizione. Ed essa non è soltanto acqua, ma qualcosa di ben più complesso e magnifico, dal momento che trasforma il luogo in cui ci troviamo e ci coinvolge attraverso quasi tutti i nostri sensi. La vista ovviamente, l’udito con il suono delle gocce che cadono, il tatto con l’acqua che bagna la nostra pelle, l’olfatto in quanto la pioggia porta nell’aria moltissimi odori.

Antonio Prete.
Nella sua poesia, Antonio Prete cerca, attraverso la parola, di offrire uno spaccato della pioggia e della traccia che lascia. Al cadere delle gocce nulla rimane come prima: le foglie delle piante si piegano e nella grigia atmosfera piovana, tutte le piante, ben distinte nelle loro specifiche specie, si confondono, anzi, è come se si amalgamassero insieme, poiché s’infogliano in un unico verde. I fiori si richiudono in loro stessi, quasi per scappare dalla fonte di vita, ma solo per evitare che si possano rompere i loro delicati petali, strumenti necessari. E il grigio delle raffiche aumenta l’indistinto del paesaggio e nulla è più nitido.
Eppure veniamo rapiti a volte da questo suono; non a caso Prete scrive che tutto il verde è flagellato dalla musica d’acqua, quasi a indicarne la sofferenza e allo stesso tempo ciò che dà senso a quest’ultima. Non solo, perché i suoni si sovrappongono, infatti c’è la pioggia ma anche il vento ed insieme non fanno rumore, ma musica, addirittura un concerto stregato.
Rimanere a guardare, a percepire, ad ascoltare la pioggia significa molto per noi: sapere che l’acqua arriva, sapere che il tempo metereologico è mutabile e non è sotto il nostro controllo, assistere ad un cambiamento magari repentino del paesaggio e provare a seguire interiormente tutti questi movimenti della natura per perdersi nella propria stanza del ricordo e poi ritornare purificati.
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