Mare al mattino
Mi fermerò qui. Ad ammirare un po’ anch’io la natura.
Mare al mattino, cielo senza nubi
d’un viola splendido, riva gialla; tutto
grande e bello, fulgido nella luce.
Mi fermerò qui. E che m’illuda pure di vedere
quello che guardo (che ho visto davvero un attimo
quando mi sono fermato), non le mie fantasie,
i miei ricordi, l’immagine del piacere.
Kostantinos Kavafis
Non è da molto che l’estate è finita. Chissà cosa siamo riusciti a vedere di bello? E non solo in vacanza, magari anche dietro casa; si sa, la bellezza può essere anche vicino, svoltato l’angolo, preso quel sentiero…
Sicuramente tutto dipende dalle nostre scelte, ma anche da un certo grado di sensibilità. Oggigiorno occorre avere gli occhi del cuore per poter vedere davvero, per poter assaporare qualcosa nello spazio e nel tempo, godendoci l’attimo.
Non manca poi la nostra riflessione che sovente bussa alle nostre porte: se non ci distacchiamo dalla frenesia moderna, se non fermiamo il nostro sguardo, come poter vedere davvero?

Kostantinos Kavafis
Il poeta Kostantinos Kavafis prova a esprimere questa esigenza interiore. Nulla di materiale, nessun bisogno di un utile, nessuna ricerca di progresso se non per il miglioramento dell’anima.
L’inizio delle due strofe, identico, parla da sé: Mi fermerò qui. La decisione del poeta è irrevocabile, perché occorre lottare contro la nostra pigrizia a volte, vincere quella tentazione che ci spinge a passare oltre e piuttosto cercare il benessere altrove. Ma la fatica della tenacia porta presto i suoi frutti: ammirare la natura ci riempie sempre di un non so che di energico, puro, originario, come se bevessimo ad una sorgente in vetta. Si suppone che in questo momento al mattino ci possa essere anche un silenzio particolare, quello di qualità, che troppo spesso dimentichiamo di cercare.
Proprio in questa atmosfera, ecco che si spalancano davanti il mare e il cielo, come mai forse prima di quell’ora. In questa prima strofa si può anche affermare che il poeta abbia realizzato quello che in principio era uno dei fini dell’umanità: contemplare la bellezza dell’universo.
Un’esigenza emerge forse dal testo: illudersi di poter essere stato davvero presente a se stesso in quel momento; essersi goduto l’istante; carpe diem, come si suole dire. In poche parole, si spera che in quel momento in cui ci si è fermati, si possa aver visto davvero con gli occhi e con il cuore quello che si guardava, senza distrazioni di ogni sorta, senza aver avuto in testa le proprie fantasie, i propri ricordi e le proprie immagini del piacere, a volte fallaci.
Un’esigenza più che mai attuale: essere presenti, non nel passato, non nel futuro, ma ora, adesso; essere consapevoli di quel che si sta vivendo; donare alcuni istanti alla propria anima e la Natura, lo sappiamo bene, è il contesto perfetto dove poter incontrare innanzitutto se stessi.
Infine, conviene forse soffermarsi su due paroline che sembrano sfuggire ad una prima lettura: anch’io, al primo verso. Il poeta decide di fermarsi in quel punto preciso per poter ammirare un po’ anche lui la natura. Siamo a conoscenza di tutte le persone che ammirano la natura e che vengono anche derise od emarginate per questo. Invece dovremmo essere curiosi, provare a seguire il loro esempio e, perché no, scegliere anche noi un luogo particolare, fermarci e ammirare.
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