Nato a San Giuliano Terme (PI), Leo Pardi si laureò in Scienze Naturali all’Università di Pisa nel 1938, dove iniziò a insegnare zoologia pochi anni dopo. La sua lunga carriera accademica lo portò a insegnare zoologia ed etologia a Torino e a Firenze. Fu inoltre direttore del museo zoologico “La Specola” dell’Università di Firenze tra il 1963 e il 1972 e direttore del “Centro di Studio per la Faunistica ed Ecologia Tropicali” del Cnr dal 1971 al 1985. Fu inoltre direttore del Monitore zoologico italiano dal 1967 al 1988. Ma, oltre a essere un apprezzato docente, fu la sua attività di ricerca nel campo del comportamento animale a lasciare il segno.
Gli studi sul comportamento sociale degli insetti
Uno dei più importanti campi di studio di Pardi fu quello del comportamento degli insetti sociali. In particolare, si concentrò sulle vespe sociali del genere Polistes, tra le più diffuse anche in territorio italiano. L’attenzione di Pardi si concentrò sulle gerarchie sociali di questi insetti e sui loro comportamenti di dominazione. Queste ricerche furono decisamente innovative per i tempi, dato che questo tipo di comportamento, fino a quel momento, era stato studiato solo nei vertebrati. E le sue scoperte si rivelarono cruciali per gli studi sul comportamento sociale degli insetti, di lì in avanti.
Come scrisse Floriano Papi, altro pioniere dell’etologia in Italia, «fenomeni analoghi erano noti solo nei vertebrati. Ben presto confermata in numerosi altri insetti, la gerarchia sociale – come ha rilevato Edward Osborne Wilson – ha costituito, insieme alla trofallassi (la condivisione del cibo già ingerito tipica degli insetti sociali, NdA), al controllo nutrizionale delle caste e al valore sistematico dei caratteri comportamentali, una delle quattro scoperte che sono state fondamentali per la conoscenza dei fenomeni sociali negli insetti».
Nella pratica, gli studi di Pardi sul comportamento sociale delle vespe si concentrarono sul rapporto tra rango e sviluppo ovarico nelle femmine e nelle operaie. Questo stava a significare che il rango di appartenenza influiva sulla loro capacità riproduttive. E questo avveniva sia salendo di classe sociale sia in caso di “declassamento”. Allo stesso modo Pardi osservò come, in base al rango a cui appartenevano le singole vespe, cambiassero determinati aspetti a livello trofico e anche nella suddivisione del lavoro. Lo scienziato inoltre osservò come i corpora allata, delle ghiandole endocrine, fossero coinvolte nei comportamenti di dominazione. Gli studi poi si estesero ad altri gruppi sistematici, aiutando a chiarire i meccanismi all’origine della suddivisione in caste negli insetti sociali.
L’orientamento degli animali
Un altro campo di studio in cui Pardi fece scoperte importanti fu quello dei sistemi di orientamento degli animali. In particolare, l’oggetto di studio dell’etologo toscano fu Talitrus saltator, un crostaceo anfipode. Pardi identificò un sistema di orientamento basato sulla posizione del sole. Il sistema era però piuttosto complesso, al punto da funzionare “correggendo il tiro” di continuo, in base al moto apparente del sole nel cielo. Come per le vespe sociali, le sue scoperte diedero un importante contributo a molte altre ricerche avvenute in seguito. Le ricerche su Talitrus, infatti, contribuirono a sviluppare ed estendere gli studi sull’orientamento anche ad altri gruppi sistematici.
Pardi fu uno dei più validi e apprezzati rappresentanti dell’etologia in Italia, in compagnia di nomi illustri come Danilo Mainardi, il sopracitato Floriano Papi o anche, in tempi più recenti, del senese Sandro Lovari. Un gruppo di autentiche eccellenze che meriterebbe di essere ricordato e celebrato più spesso.
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