Il Mediterraneo è davvero il Mare nostrum, come lo chiamavano i latini; è dentro i nostri occhi e nel cuore. E davvero dispiace nel profondo vederlo sempre di più assediato, contaminato, vilipeso.
Come sappiamo è un mare quasi chiuso, che si estende su una superficie di 2,5 milioni di kmq, bagna 3 continenti con più di 46mila km di coste, di cui 7.456 in Italia, ed è abitato da oltre 500 milioni di persone appartenenti a 22 nazioni.
Le sue acque si rinnovano molto lentamente (ogni 80-100 anni) e questo aumenta tutti i fenomeni di accumulo, dagli inquinanti al calore.
Conseguenze di un riscaldamento anomalo
L’IPCC, il comitato internazionale scientifico delle Nazioni Unite per lo studio dei cambiamenti climatici, ha confermato quel che sappiamo da tempo, ovvero che il Mediterraneo si sta scaldando troppo. Ha già raggiunto un aumento medio di 2 °C e viaggia verso i 4 °C.
Il livello medio delle acque si è alzato di 1,4 mm/anno, con una accelerazione dal 1993 fino a 2,8 mm/anno. La stima è un aumento di 20 cm entro fine secolo (pensate agli enormi danni che provocherà alle lagune dell’Alto Adriatico, tra cui quella di Venezia, ma anche agli effetti sulla meravigliosa area del delta del Po).
Le problematiche che si stanno manifestando in modo sempre più intenso e rapido sono:
- aumento dell’acidità delle sue acque;
- sensibile diminuzione della biodiversità animale e vegetale, soprattutto delle specie autoctone;
- invasione di specie ittiche aliene (ad oggi siamo già a 126 e il collegamento artificiale con il Mar Rosso attraverso il Canale di Suez sta intensificando questo processo, legato anche molto al traffico marittimo);
- aumento significativo delle meduse;
- diminuzione importante delle praterie di Posidonia (pianta del fondale marino che cattura enormi quantità di CO2);
- progressivo incremento della temperatura della parte profonda del mare (14 °C sotto i 700 metri di profondità, con aumenti di 0,034 °C/anno).
Verso la tropicalizzazione
Il Mediterraneo, come tutti i mari, è un grande termoregolatore: con l’aumento delle temperature dell’acqua rischia di diminuire in modo significativo questa funzione, con una conseguente tropicalizzazione dell’intera area che si manifesta attraverso episodi sempre più violenti di ondate di calore, alternate da violente piogge torrenziali. Episodi di questo tipo sono già avvenuti e si stanno facendo sempre più frequenti.
Lunghi periodi di siccità si manifesteranno con maggiore frequenza e intensità con un incremento della desertificazione delle terre coltivabili (in Italia già siamo a circa il 22%) e carenza di acqua per il 18% della popolazione mediterranea se la temperatura media sarà di 1,5 °C e del 54%, se la temperatura media sale di 2 °C.
Cosa si aspetta dunque a mettere in campo tutte le azioni possibili per cercare almeno di mitigare questo processo?
Il nostro Governo si prepara a rivedere la legge sulle concessioni di spiagge e arenili, ma sembra di dimenticarsi che se andiamo avanti così, di stabilimenti balneari ne resteranno sempre meno.
Eppure i soldi ci sono. L’ex Ministro dell’Ambiente Sergio Costa aveva iniziato a preparare progetti proprio per realizzare interventi di adattamento e di mitigazione di contrasto al cambiamento climatico. Perché l’attuale Ministro Cingolani non va avanti, possibilmente aumentando l’incisività di queste azioni?
In particolare queste iniziative andrebbero prese in una logica di sistema, assieme agli altri partner di area. L’Italia fa parte dell’Unione per il Mediterraneo, un’organizzazione intergovernativa che raggruppa 43 Paesi: i 27 Stati membri dell’Unione europea e 16 Paesi mediterranei partner del Nordafrica, del Medio Oriente e dell’Europa sud-orientale.
È urgente intervenire subito su queste cose, che sono più importanti della guerra in Ucraina, del Covid, della digitalizzazione ed elettrificazione del Paese (la prima voce di spesa del PNRR), delle paturnie estive dei partiti politici, del campionato di calcio, della separazione di Totti ed Ilary e di tutto quello di cui oggi parlano i giornali.
Che il Governo agisca quanto prima, siamo ormai alla fine dei tempi supplementari di una partita drammatica; e ricordiamoci che la Natura non tira i rigori, ma a un certo punto ti presenta il conto!
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