Andando per boschi e campagne di pianura, ma anche nelle aree montane e lungo le coste si notano di continuo numerosi segni di incuria, abbandono e, spesso, di vero e proprio degrado. Rifiuti abbandonati ovunque – come le tristemente famose “lavatrici boscaiole”, che assieme a lavandini e sanitari spuntano nei posti più impensati, generalmente ai piedi di scarpate e canaloni –, carcasse di auto bruciate, fossi e canali interrati, alberi caduti o pericolanti in punti pericolosi, piccole frane. E poi tanti segni di azioni illegali, come costruzioni abusive, tracce di bracconaggio, incendi, branchi di cani rinselvatichiti, cinghiali che entrano in città.
Insomma, si ha la percezione che, lontano da strade e abitazioni, si entri in una sorta di “terra di nessuno” in cui, al di là dei privati cittadini che esercitano la loro professione in campagna come contadini, pastori o boscaioli, sia invece ormai totalmente assente l’autorità pubblica.
Infatti, sparite le antiche e utilissime figure dei campari o stradini; ridotti o sotto organico guardiacaccia e guardiapesca provinciali (anche grazie alla riduzione delle funzioni operative delle province); scarsamente presenti i guardiaparco – operativi solo in Parchi e Riserve (per gli oltre 90 mila ettari del Parco lombardo del Ticino, ad esempio, ne sono operativi solo 9); ma, soprattutto, spariti gli agenti del Corpo Forestale dello Stato, abolito e accorpato ai Carabinieri (riforma Madia del 2015); ci si domanda: oggi chi controlla e vigila sul territorio italiano?
E che tale vuoto istituzionale non sia un mero fatto burocratico lo racconta il dato che, da quando non c’è più il Corpo Forestale sciolto dal governo Renzi per una logica di spending review, in Italia gli incendi sono aumentati del 600%! Sarà un caso?
Vigilanza privatizzata
Per ovviare a queste assenze e contrastare i continui furti di attrezzature agricole (ma anche l’estorsione, l’usura, il bracconaggio, l’illegale smaltimento di rifiuti tossici, la turbativa d’asta nell’acquisto di terreni e fabbricati, il furto di rame nella rete di diffusione dell’energia elettrica e nei cimiteri…) in Puglia le associazioni di agricoltori, in accordo con le prefetture, si erano inventate già una decina d’anni fa i Consorzi di Vigilanza Rurale, che oggi però stanno conoscendo varie difficoltà a proseguire nel loro lavoro.
E certo non sono sufficienti alcune migliaia di GEV, le Guardie Ecologiche Volontarie (in Toscana, Campania e Molise si chiamano GAV – Guardie Ambientali Volontarie), che pure svolgono un lavoro importante e appassionato.
In Italia le GEV sono disciplinate da leggi regionali e statali che prevedono la nomina a guardia particolare giurata da parte del Prefetto – Ufficio Territoriale del Governo, analogamente alle guardie zoofile. Ma senza più il CFS e le Polizie Provinciali, che erano le due polizie “ambientali” del nostro Paese, quelle che si occupavano di foreste, aree protette, parchi, caccia, pesca, polizia zoofila, inquinamento, frodi alimentari, spandimenti agronomici, cave e discariche abusive… e che da sempre costituivano i riferimenti istituzionali delle GEV, anche il lavoro di quest’ultime è diventato più difficile e più rischioso. Tant’è vero che in tutte le Regioni si sono verificate diverse disfunzioni e quasi dappertutto sono venute meno, o sono sensibilmente calate, le risorse per i rimborsi spesa alle GEV, le auto sono spesso ferme e i riferimenti organizzativi incerti.
Nel frattempo, in alcune regioni del Sud Italia, proliferano una serie di Associazioni di vigilanza dai nomi più fantasiosi, spesso parte di “clientele” locali e protese a ricercare una qualche forma di salario integrativo piuttosto che animate da “spirito volontaristico” e finalità ambientali.
Del resto polizia e Carabinieri, compresi i Carabinieri forestali, sono sempre più oberati di lavoro nelle aree urbane e in campagna ci vanno solo quando chiamati (e non sempre arrivano con sollecitudine).
- Guardie Ecologiche Volontarie. © FederGEV Italia
- Guardie Ecologiche Volontarie. © FederGEV Italia
Dare personalità giuridica alle GEV
Ecco dunque che urge tornare a presidiare in modo continuo e serio il territorio agreste. Sarebbe bello rivedere un Corpo Statale specifico che se ne occupi, ma in attesa di ciò, e ammesso che lo si voglia fare (e oggi sembrerebbe di no) è necessario almeno riorganizzare e rilanciare il ruolo delle GEV, mettendole in grado di lavorare in sicurezza e con “le spalle coperte”, sia dal punto di vista giuridico che operativo.
In tal senso da tempo la FederGEV Italia, ovvero la Federazione dei Raggruppamenti delle Guardie Ecologiche Volontarie, propone la costituzione dei gruppi di GEV in Associazioni Provinciali dotate di personalità giuridica, con un proprio Statuto e Regolamento di Servizio approvato dall’autorità di Pubblica Sicurezza che garantirebbe la possibilità di stipulare convenzioni con i Comuni, le Unioni di Comuni, gli Enti Parco, le Province, la Regione per attività di vigilanza, censimenti e per tutte le funzioni proprie di chi deve controllare il territorio agro-silvo-pastorale.
Magari stipulando accordi anche con la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, gli Enti Parco ed altri soggetti che possono intervenire in modo sinergico in specifiche situazioni.
Insomma, il modo per evitare che le campagne italiane siano terra di nessuno (o meglio aree di caccia di vandali, piromani e delinquenti organizzati) ci sarebbe, anche senza tirare in ballo il ritorno del CFS o una maggiore presenza dei Carabinieri Forestali sul terreno (peraltro necessaria).
Servirebbero solo buonsenso, un pizzico di lungimiranza e volontà politica: tutte merci rare nell’Italia di oggi.
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