Quando nella primavera del 2019 Amanda Eller, trentacinquenne insegnante di yoga, scompare tra le fitte foreste dell’isola di Maui, nelle Hawaii, il primo pensiero del fidanzato e dei genitori è stato uno solo: rapimento.
Prontamente è stata stabilita una ricompensa di 10mila dollari a chi potesse fornire informazioni essenziali per lo svolgimento delle ricerche.
Tuttavia, per giorni e giorni dopo la scomparsa di Amanda, la sua Toyota bianca, lasciata nel parcheggio della Riserva della foresta di Makawao, con all’interno il suo telefono e portafogli, è stata l’unica traccia a lei riconducibile. Della giovane donna, nessuna impronta che fornisse una sorta di indizio alle squadre di ricerca.
Smarrita, ferita e senza cibo
In realtà Amanda, dopo aver smarrito il sentiero che stava esplorando in una delle gite di quella meravigliosa vacanza trasformatasi in incubo in una manciata di secondi, era precipitata in un burrone. Complice una ferita a un piede che aveva reso instabile il suo passo su un terreno non facile e denso di insidie.
Come lei stessa ha dichiarato al New York Times, una voce interiore le diceva costantemente: «Hai solo una scelta: vivere o morire. Prosegui».
E Amanda l’ha ascoltata con tutta sé stessa, cibandosi di erbe locali (lamponi selvatici, fragole) e persino di falene, tentando di sopportare la pioggia pressoché incessante e il repentino precipitare delle temperature in quei giorni.
La scelta di rimanere vicino a un corso d’acqua le ha assicurato idratazione, e persino offerto la possibilità, seppur non conclusasi in successo, di provare a catturare qualche gambero.
Affidandosi esclusivamente al buon senso e a qualche remota nozione di sopravvivenza, Amanda è riuscita a rimanere in vita per due settimane, procurandosi solo qualche abrasione, ma permettendo ai soccorritori di localizzarla grazie alla scelta di rimanere in un unico punto.
Le voci interiori che Amanda sentiva, complice anche la sensibilità della trentacinquenne, hanno certamente svolto un ruolo fondamentale in termini di conforto.
Laddove una pagina Facebook (Find Amanda) da 28.000 utenti non era riuscita a velocizzare il ritrovamento della giovane, la caparbietà e l’applicazione di poche e semplici regole hanno determinato il successo nella lotta per la sopravvivenza.
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