Nel corso dei secoli, nulla sembra essere cambiato nella dimensione del Man e Animal Tracking. Questa abilità, infatti, ha mantenuto le stesse regole e procedure, perché la sua essenza consiste in un elemento fondamentale: l’osservazione.
L’osservazione non solo permette di far conoscere lo specifico scenario in cui ci si trova, sia urbano che outdoor, ma fornisce tutti gli elementi necessari per ricostruire ciò che è realmente accaduto in un determinato lasso di tempo/spazio. Questo è, essenzialmente, lo scopo del Tracking.
Il Tracking è come un puzzle. Il primo passo è raccogliere i pezzi, quindi abbinarli insieme per ottenere l’intero quadro.
Questa operazione risulta semplice su terreni “facili” (le cosiddette “trappole di pista” nella terminologia Tracking) come i terreni fangosi, sabbiosi o sulla neve, ma è molto più complicato su letti di foglie o aghi di pino, pendii scoscesi o praterie steppose.
Quello che si osserva chiaramente su un determinato suolo, può risultare impossibile da decifrare su un altro.

Il Tracking implica:
- l’attenta osservazione di ciò che ci circonda
- l’acquisizione dei dati in base allo scenario in cui ci si trova (qualsiasi segnale di urbanizzazione, passaggio di veicoli o persone e/o animali…)
- l’individuazione delle tracce che desideriamo seguire
- l’accurata interpretazione dei segni e delle tracce stesse
- il riuscire a seguirli
L’applicazione dell’Arte del Tracking in una situazione di emergenza
Perché dovremmo essere in grado di leggere e seguire le tracce? La risposta è chiara e diretta: perché può fare la differenza quando si rischia la vita.
Come sottolineo spesso ai miei studenti, non importa se si è un backpacker esperto, un vero escursionista, un Survivalist o un semplice appassionato di outdoor: la capacità di leggere le tracce può tornare utile, soprattutto in una situazione di emergenza.
Purtroppo può accadere di rimanere bloccati, senza GPS, e senza possibilità di chiamare i soccorsi. La cronaca riporta quotidianamente casi di persone, con background molto diversi, disperse e costrette ad affrontare una situazione imprevista e inimmaginabile.
Tornare sui propri passi impiegando il Tracking
Se non siamo troppo arrugginiti e ci troviamo effettivamente su un terreno facile, possiamo cercare di tornare indietro controllando la traccia delle suole delle nostre scarpe (i tracker lo chiamano “pattern”).
Bisogna essere estremamente attenti perché un’interpretazione errata potrebbe portare a seguire le tracce di altre persone transitate prima di noi.
Anche considerando un cambiamento improvviso del terreno, dovremo essere così bravi da rilevare la nostra traccia e raggiungere il nostro punto “A” (dove abbiamo parcheggiato l’auto, per esempio).
Prima regola, niente panico
Con gli elementi base di Tracking, possiamo superare la brutta sensazione che può sopraggiungere: il panico. Si deve rimanere concentrati, mantenere il controllo dell’angoscia e iniziare a considerare il punto specifico in cui ci troviamo.
Partiamo dall’osservazione e facciamo un lungo respiro.
Quindi concentriamoci e poniamoci queste domande:
- Ci sono segni di urbanizzazione intorno?
- Qualche strada visibile?
- Qualche suono che si possa collegare facilmente a un’attività umana?
- Qualche traccia, sul terreno, che testimoni il passaggio di persone?
Se ciò che vediamo per terra ci rassicura, possiamo seguire le tracce lasciate in precedenza da altri individui, pensando sempre di scendere verso la strada più vicina, o verso un campeggio o un’altra realtà che ci rimetta in contatto con altri individui.

Il Tracking connesso alle abilità di sopravvivenza
Se si è costretti a passare la notte fuori, si può cercare un’area adeguata dove sistemare l’accampamento e applicare le nostre abilità di osservazione e tracciamento per individuare un posto sicuro. Individuamolo lontano da qualsiasi passaggio di animali, evitando di sfruttare una qualsiasi tana, anche se ci sembra vecchia o abbandonata.
Seguiamo tracce fresche di animali per individuare la vicinanza di ruscelli per ottenere acqua da filtrare e purificare.
Non dimentichiamo di osservare anche la vegetazione! Riconoscere piante edibili, noci e bacche ci permetterà, infatti, di rifornirci di proteine e sali minerali.

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