Il Mare Egeo è una delle zone simicamente più instabili del pianeta, dove si muovono e si sovrappongono quattro placche tettoniche: euroasiatica, egea, turca e africana. Qui, nella metà del secondo millennio a.C., avvenne l’eruzione più distruttiva conosciuta dall’umanità in epoche storiche, che distrusse Thera, l’attuale Santorini, dando origine alla caratteristica caldera visitata ogni anno da centinaia di migliaia di turisti, navi da crociera, protagonista di film e uno dei luoghi più affascinanti dell’Egeo greco. L’ampia baia a forma di mezzaluna è fronteggiata da un gruppo di isolotti vulcanici costituiti dai deflussi lavici delle varie eruzioni.
A circa 7 km a Nordest di Santorini e a 500 metri di profondità, il vulcano sottomarino Kolumbo ha destato l’interesse e la preoccupazione dei vulcanologi, che hanno studiato la camera magmatica sotto il Kolumbo.
Gli scienziati hanno pubblicato uno studio – “Magma chamber detected beneath an arc volcano with full-waveform inversion of active-source seismic data” – sulla rivista Geochemistry, Geophysics, and Geosystems dell’American Geophysical Union. Essi ritengono che la camera magmatica sotto il Kolumbo potrebbe raggiungere un punto critico nei prossimi 150 anni e rappresentare una seria minaccia per Santorini.
Un’altra grande eruzione potrebbe essere dietro l’angolo
L’ultima eruzione del Kolumbo risale al 1650 d.C. Analogamente a quanto sta succedendo ora, l’eruzione è avvenuta dopo che i serbatoi di magma sotto il vulcano hanno continuato a crescere e ad accumularsi su larga scala.
Gli scienziati ritengono che questa camera magmatica, precedentemente non scoperta, stia crescendo a un ritmo medio di circa 4 milioni di metri cubi all’anno dall’ultima eruzione. Secondo lo studio, la quantità di fuso presente è ora pari a 1,4 chilometri cubi. Il che significa che un’altra grande eruzione potrebbe essere dietro l’angolo, poiché sta raggiungendo un volume simile a quello che causò l’eruzione del 1650.
Gli scienziati non possono prevedere il momento esatto della prossima eruzione del Kolumbo, ma chiedono di migliorare le strutture di monitoraggio. «Abbiamo bisogno di dati migliori su cosa c’è effettivamente sotto questi vulcani» ha dichiarato in un comunicato stampa Kajetan Chrapkiewicz, geofisico dell’Imperial College di Londra e autore principale dello studio.
Per studiare la meccanica interna del Kolumbo, gli scienziati hanno usato onde sismiche prodotte artificialmente per creare un’immagine ad alta risoluzione. «L’inversione della forma d’onda è simile a un’ecografia medica, utilizza le onde sonore per costruire un’immagine della struttura sotterranea di un vulcano» ha dichiarato Michele Paulatto, vulcanologo dell’Imperial College di Londra, Regno Unito e secondo autore dello studio.
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