Come in Jurassic Park, il film del 1993 diretto da Steven Spielberg basato sul romanzo di Michael Crichton, un colosso delle biotecnologie vuole riportare in vita le specie estinte, cominciando con la “risurrezione” del dodo.
L’uccello che non volava, originario delle Mauritius, purtroppo si è estinto nel 1600 a causa della caccia da parte dei marinai e della distruzione del suo habitat da parte di specie invasive portate sull’isola dell’Oceano Indiano dalle navi dei mercanti.
L’azienda statunitense Colossal Biosciences, che due anni fa aveva annunciato il progetto di riportare in vita il mammut lanoso, ha ora dichiarato di voler riportare in vita anche l’iconico uccello. L’azienda, con sede a Dallas, Texas, ha già raccolto 150 milioni di dollari per finanziare il progetto.
Da fantascienza, la de-estinzione potrebbe oggi diventare una realtà. Il concetto, però, che grazie all biotecnologia si possa tornare indietro nel tempo e ricostruire la biodiversità perduta è, però, ecologicamente sbagliato.
Gli scenari che si potrebbero prospettare sono, infatti, forieri di problemi pratici ed etici.

Ricostruzione di rinoceronte lanoso al Weston Park Museum, Sheffield. © Chemical Engineer/CC BY-SA 4.0
Manipolare il DNA come in Jurassic Park
Gli scienziati alle dipendenze di Colossal Biosciences intendono prendere il DNA del parente vivente più prossimo del dodo, il piccione di Nicobar, e di modificarlo per farlo assomigliare alle cellule del dodo.
«Inserendo queste cellule modificate in uova di altri uccelli, si potrebbe “creare” una progenie potrebbe produrre naturalmente uova di dodo» spiega Beth Shapiro, biologa molecolare consulente di Colossal.
«Ma non è possibile ricreare una copia identica al 100% di qualcosa che non c’è più…» conclude la dottoressa Shaprio.
Questo perché gli animali sono il prodotto della loro genetica, ma anche dell’ambiente in cui vivono, che è cambiato radicalmente dall’ultima volta che il dodo è stato avvistato nel 1600.
Altri scienziati sono scettici sull’idea del progetto, avvertendo che gli sforzi di de-estinzione distolgono l’attenzione e i finanziamenti necessari agli sforzi per salvare le specie ancora presenti sulla Terra.
Stuart Pimm, ecologista della Duke University, ha commentato: «C’è un rischio reale nel dire che se distruggiamo la natura, possiamo semplicemente rimetterla insieme. Perché non è così. Dove mai si potrebbe mettere un mammut lanoso, se non in una gabbia?».
Prevenire l’estinzione delle specie dovrebbe essere, invece, la nostra priorità e sarebbe anche una soluzione più economica e sicura.
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