Lo sciacallo dorato (Canis aureus) è una specie protetta dalla grande adattabilità, da alcuni anni presente nelle zone di pianura della Provincia di Parma e la cui presenza fino a oggi non era mai stata riscontrata nell’area appenninica occidentale.
Lo scorso marzo, le videotrappole dell’associazione “Io non ho paura del lupo” hanno filmato uno sciacallo dorato all’interno dell’area di monitoraggio dell’alta Val Taro.
Si tratta del primo caso documentato di presenza del canide nella zona occidentale dell’Appennino Parmense, sul confine con la Liguria. Questo avvistamento conferma ancora una volta la costante espansione naturale di questa specie. A oggi sono diventate quindi 10 le Regioni italiane raggiunte da questo piccolo canide nella sua naturale espansione.
Lo sciacallo dorato è onnivoro e può alimentarsi sia di piccole prede come roditori, anfibi, rettili, lepri o uccelli, ma anche di carogne e di vegetali.
La specie è protetta dalla Direttiva del Consiglio Europeo relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche (Allegato V della Direttiva 92/43/CEE) e in Italia dalle norme Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio (Legge 11 febbraio 1992, n. 157).
Il caso dello sciacallo è interessante non solo per le dimensioni della specie, una via di mezzo tra la volpe e il lupo (con 12-23 kg di peso), ma proprio per il suo rapporto con il grande predatore anch’esso da diversi anni in espansione, che ne sta almeno in parte condizionando la distribuzione.
Fatto sta che, a seguito della forte espansione partita dal Caucaso e dall’Europa centro-orientale, lo sciacallo fu segnalato in Italia la prima volta nel 1984, in Cadore (BL) e subito dopo vicino a Udine. Ma, nell’arco di pochi anni e in modo molto discreto, questo Canide è stato osservato, spesso anche attraverso la raccolta di animali investiti dalle auto, in diverse località di Friuli e Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia e Piemonte (2020).
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