Tra le nuove specie animali che negli ultimi decenni sono entrate o sono ritornate nel nostro Paese, lo sciacallo dorato (Canis aureus) è forse quella di cui l’opinione pubblica è meno informata, assieme probabilmente all’allocco degli Urali (Strix uralensis). Entrambe sono entrate in Italia da Nord-Est, dal Friuli e dal Veneto nord-orientale, che storicamente costituiscono una sorta di porta naturalistica per tante specie “nuove”.

Allocco degli Urali (Strix uralensis).
Il caso dello sciacallo è interessante non solo per le dimensioni della specie, una via di mezzo tra la volpe e il lupo (con 12-23 kg di peso), ma proprio per il suo rapporto con il grande predatore anch’esso da diversi anni in espansione, che ne sta almeno in parte condizionando la distribuzione.
Infatti, tra le due specie sembra esserci un certo livello di competizione, con il lupo dominante. In caso di coabitazione, lo sciacallo dorato viene di solito escluso dalle zone forestali più integre. In queste situazioni la specie tende a colonizzare le zone incolte, i boschi marginali, comprese le fasce golenali lungo i fiumi, dove peraltro sempre più spesso scendono anche i lupi (di recente un piccolo gruppo di questi predatori è stato addirittura osservato su alcuni isoloni del Po, in provincia di Parma).
Fatto sta che, a seguito della forte espansione partita dal Caucaso e dall’Europa centro orientale, lo sciacallo fu segnalato in Italia la prima volta nel 1984, in Cadore (BL) e subito dopo vicino ad Udine. Ma, nell’arco di pochi anni e in modo molto discreto, questo Canide è stato osservato, spesso anche attraverso la raccolta di animali investiti dalle auto, in diverse località di Friuli e Veneto, Trentino Alto Adige, Lombardia ed Piemonte (2020). Dal 2017 sono state raccolte diverse segnalazioni attendibili anche in provincia di Bologna, Ferrara, Ravenna, Modena e di Parma, sino a quella di pochissimi giorni fa in val Trebbia in provincia di Piacenza, dove un maschio (giovane?) è stato investito lungo la provinciale di fondovalle.
Insomma anche tra i mammiferi italiani sono molte le novità e i movimenti, non tutti negativi, e con diverse specie che tra l’altro stanno convergendo verso la popolosa, inquinata e ultra antropizzata pianura Padana. E se la lince, il castoro e l’orso sono tornati in Italia dopo secoli sempre da Nord-Est, la martora sta scendendo da Nord lungo il Ticino, da Sud salgono l’istrice (che ha ormai passato il Po) e il gatto selvatico, ecco ora anche lo sciacallo che sta entrando in pianura da più punti, facendo lunghi giri, proprio come ha già fatto il lupo prima di lui.
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