A Ravenna è in via di autorizzazione il più grande progetto in Italia di produzione di energia rinnovabile con campi eolici e fotovoltaici offshore. Si tratta del primo impianto interamente offshore, unico nel panorama nazionale grazie alle sue innovazioni.
Il progetto gode di un alto livello di approvazione da parte delle istituzioni ed è stato accolto molto positivamente e con grande consenso dalla comunità economica ravennate.
L’hub energetico AGNES è localizzato oltre le 12 miglia nautiche dalla costa di Ravenna. Si tratta di un impianto di campi eolici con fondazioni fisse e un impianto fotovoltaico galleggiante, supportati da 60 MW di elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde a terra e 50 MW di sistemi per lo stoccaggio di energia elettrica attraverso batterie.
A oggi è stata presentata tutta la documentazione necessaria per l’approvazione definitiva sul piano ambientale del progetto e sono state controdedotte tutte le osservazioni ricevute.
Poco distante, al largo di Rimini, c’è un secondo progetto per un parco eolico offshore presentato da Energia Wind 2000.
Non sono tutti favorevoli
I rappresentanti dei pescatori delle cooperative riunite nell’Alleanza Cooperative Pesca dell’Emilia-Romagna (Confcooperative FedAgriPesca Emilia-Romagna, Legacoop Agroalimentare Nord Italia, Agci Agrital) hanno manifestato al porto di Rimini per dire no alle pale in mare.
La ferma contrarietà al progetto si fonda su motivi di ordine economico di impatto sull’attività di pesca e sulle limitazioni alla sicurezza della navigazione.
La realizzazione del parco eolico comporterebbe la sottrazione di una vasta area di pesca, estesa fino a dodici miglia dalla costa, per la marineria riminese, che è una delle più importanti dell’Adriatico.
I pescatori locali sono parte dell’identità del territorio e il progetto ricade in un’area candidata a diventare zona Sic (Sito di Interesse Comunitario) per la tutela di delfini e tartarughe.
I nuovi vincoli che verranno imposti a pesca e navigazione dalla presenza del parco eolico mettono a rischio un’attività strettamente connessa con il turismo, che continua ad essere una delle principali risorse dell’economia riminese.
I rappresentanti delle cooperative hanno formalizzato alla Capitaneria di Porto la loro contrarietà: «La concessione trentennale di questo specchio d’acqua di 114 km² davanti ai Comuni di Rimini, Riccione, Misano Adriatico e Cattolica a una distanza dalla costa tra 5,4 (10 km circa) e 12 miglia nautiche, significa l’occupazione del 20% dello spazio totale dell’area marina tra le 3 e le 12 miglia del Compartimento di Rimini (da Tagliata di Cervia a Cattolica)».
Anche Italia Nostra Rimini dice no alla concessione per la centrale eolica «in quanto in contrasto con l’articolo della Costituzione che prevede il rispetto e la tutela del paesaggio».
«Sarebbe un danno irreversibile per tutto il territorio riminese» dice il presidente di Italia Nostra Rimini Guido Bartolucci. Italia Nostra evidenzia anche gli impatti che i 59 aerogeneratori avranno sull’ambiente con i 235 metri d’altezza, in funzione e per questo illuminati giorno e notte; basta pensare che l’impianto eolico in corso di progettazione nel canale di Sicilia davanti a Marsala pur essendo di dimensioni inferiori a quello progettato a Rimini, è posto a 35 miglia per non essere visibile e impattare da terra.
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