Gli elefanti sono sempre più minacciati da bracconaggio, dalla perdita di habitat e dai maltrattamenti da parte dell’uomo.
La Fondazione Capellino, proprietaria dell’azienda Almo Nature, promuove e protegge l’habitat e l’ecosistema attraverso il finanziamento e la ricerca di progetti per la salvaguardia dell’ambiente, della biodiversità e del benessere di chi popola il pianeta. Il progetto Elephant Corridor in Tanzania rientra in questo ambito. Il progetto olistico biennale di protezione del paesaggio è stato presentato alle autorità della Tanzania.
L’idea del progetto nasce dall’invito dell’associazione tanzaniana STEP a partecipare alla realizzazione di un corridoio ecologico in Tanzania. Durante il sopralluogo Fondazione Capellino si è accorta che l’area necessitava di un intervento paesaggistico di più ampio respiro. Il progetto mira a sviluppare una strategia olistica di protezione del paesaggio a lungo termine ai piedi dei monti Udzungwa, nella valle del Kilombero in Tanzania.
Nell’ambito di questa strategia integrata, il piano agisce su più fronti:
- Ripristino della connettività ecologica colpita dalle pressioni antropiche e dall’agricoltura intensiva, attraverso la creazione del Kilombero Elephant Corridor (KEC), che collega il Parco Nazionale di Nyerere (Selous) al Parco Nazionale dei Monti Udzungwa, consentendo agli elefanti di pianura e di montagna dei due Parchi di transitare dall’uno all’altro senza interferire con gli esseri umani.
- Protezione del paesaggio a lungo termine attraverso soluzioni di economia circolare, per migliorare in modo sostenibile la qualità della vita delle comunità locali che, in cambio, si occuperanno della protezione costante del corridoio, per la sicurezza degli elefanti e delle altre specie selvatiche della valle.
L’impegno del WWF in Asia e in Africa
Continua il lavoro del WWF in Asia con l’Alleanza per gli elefanti asiatici (Asian Elephant Alliance, AEA) per garantire un futuro alla specie. In Africa, da oltre 30 anni il WWF agisce per contrastare bracconaggio, ridurre il commercio di avorio e mitigare i conflitti con l’uomo.
In otto Paesi del Sud-Est asiatico e della Cina (Cambogia, Cina, Laos, Indonesia, Malesia, Myanmar, Thailandia e Vietnam) restano circa fra gli 8.000-11.000 elefanti in natura. La popolazione residua di elefante asiatico oggi occupa appena il 5% del suo areale storico. Conosciuti come “ingegneri dell’ecosistema e giardinieri della foresta”, gli elefanti asiatici svolgono un ruolo cruciale disperdendo semi e sostanze nutritive attraverso i loro escrementi mentre si spostano, creando percorsi nelle foreste dense e modificando gli habitat forestali a beneficio di altri animali.
Non se la passano meglio gli elefanti in Africa, il cui numero è drasticamente crollato, passando dai 12 milioni stimati circa un secolo fa ai 415.000 riportati nell’ultimo censimento. Le due specie presenti sono l’elefante di savana (Loxodonta africana) classificato come “in pericolo” e l’elefante di foresta (Loxodonta cyclotis) invece inserito tra le specie in “pericolo critico”.
Il bracconaggio resta la causa principale del declino di entrambe le specie.
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