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ALIMENTI E SALUTE

Che cosa c’è nel microbioma del cibo che mangiamo?

Un team internazionale coordinato dall’Università di Trento ha sequenziato i metagenomi di migliaia di alimenti, evidenziando il ruolo del microbioma alimentare e il suo possibile impatto sul microbioma umano

Che cosa c’è nel microbioma del cibo che mangiamo?
© HNBS via pixabay.com

Redazione Redazione 3 Set 2024

Fino ad ora, sapevamo poco sui microbi presenti negli alimenti. Il cibo che mangiamo contiene, infatti, microbi che possono influenzare sia la qualità del cibo, sia il microbioma umano, vale a dire il patrimonio di microorganismi proprio di ogni persona.

Ora, un gruppo di ricerca internazionale coordinato dal Dipartimento Cibio dell’Università di Trento ha creato un database del “microbioma alimentare” con i metagenomi di 2.533 alimenti diversi. I ricercatori hanno identificato 10.899 genomi di microbi associati al cibo, metà dei quali appartenenti a specie fino ad ora sconosciute.

Il gruppo di ricerca ha osservato che alimenti simili tendono a ospitare microbi simili ma non identici, con una maggiore varietà tra i latticini.

La ricerca ha inoltre dimostrato che i microbi associati al cibo rappresentano in media fino al 3% del microbioma intestinale di una persona adulta e al 56% del microbioma intestinale di un bambino.

Lo studio “Intestinal Blastocystis is linked to healthier diets and more favorable cardiometabolic outcomes in 56,989 individuals from 32 countries” è stato pubblicato sulla rivista Cell.

Nicola Segata

Nicola Segata. © UniTrento/Federico Nardelli

La metagenomica per studiare il campione alimentare

Tradizionalmente, i microbi presenti negli alimenti sono coltivati uno a uno in laboratorio, con un processo molto lento e non adatto a tutti i tipi di microrganismo. Per caratterizzare il microbioma alimentare in modo più completo ed efficiente, il gruppo di ricerca di Segata e il team internazionale hanno invece sfruttato la metagenomica, uno strumento molecolare che permette di sequenziare simultaneamente l’intero materiale genetico di un campione alimentare.

«Questa è la più grande indagine sui microbi negli alimenti mai realizzata» racconta Nicola Segata, co-senior author dello studio e microbiologo computazionale dell’Università di Trento e dell’Istituto europeo di Oncologia (Ieo) di Milano. «Ora potremo utilizzare questi dati per comprendere meglio come la qualità, la conservazione, la sicurezza e altre caratteristiche degli alimenti siano collegate ai microbi che contengono».

 

Pochi i batteri potenzialmente patogeni

Nonostante siano stati individuati pochi batteri potenzialmente patogeni, la ricerca ha identificato alcuni microbi meno desiderabili per l’impatto sul sapore o sulla conservazione del cibo. Queste informazioni potrebbero servire per migliorare la qualità di ciò che mangiamo.

«Con questo database possiamo iniziare a studiare su larga scala il modo in cui le proprietà microbiche degli alimenti influiscono sulla nostra salute. […] Una cosa sorprendente è che alcuni microbi sono presenti con funzioni simili in alimenti molto diversi. Allo stesso tempo, abbiamo dimostrato che gli alimenti che provengono da una specifica struttura o azienda agricola presentano caratteristiche uniche. Questo potrebbe aiutare a determinare le specificità e le eccellenze di una singola zona di produzione» continua Segata.

 

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