In assenza di soluzioni per mitigare i cambiamenti climatici, il progressivo riscaldamento associato all’aumento delle emissioni di CO2 antropogeniche ci porterebbe a oltrepassare un “punto di non ritorno”.
Per capire quale potrebbe essere il valore soglia oltre il quale si supera la soglia critica, gli studiosi hanno studiato la fase di riscaldamento climatico estremo del Cretacico Inferiore, quando l’innalzamento delle concentrazioni di CO2 di circa 5 a 6 volte rispetto alla fase pre-evento ha portato a una diffusa e persistente deossigenazione degli oceani.
Nell’articolo “A climate threshold for ocean deoxygenation during the Early Cretaceous” pubblicato su Nature – frutto della collaborazione tra l’Ocean Networks Canada della University of Victoria (Canada) e il Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università degli Studi di Milano, gli studiosi hanno stimato che dopo riscaldamento estremo del Cretacico Inferiore, il recupero da questa condizione estrema è stato prolungato, pari a circa 1 milione di anni, e la riossigenazione degli oceani ha avuto luogo solo quando le concentrazioni di CO2 si sono abbassate a valori due volte superiori a quelle pre-evento.

La carota recuperata in località Cismon (BL). Queste rocce nere del Cretacico Inferiore sono il risultato della deossigenazione oceanica a scala globale. © Elisabetta Erba
Lo studio è stato condotto su campioni di rocce provenienti da un carotaggio eseguito nella zona di Feltre (BL) eseguito e archiviato dal team di micropaleontologi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università Statale di Milano.
I sedimenti studiati risalgono a un periodo compreso tra 115 e 130 milioni di anni fa (Cretacico Inferiore) e originariamente si è depositata nell’antico Oceano della Tetide.
«Il lavoro pubblicato dimostra che l’intensificazione delle emissioni vulcaniche ha portato, in circa 36mila anni, a un aumento delle concentrazioni di CO2 atmosferica di circa 5 a 6 volte rispetto ai 1000 ppm (parti per milione) stimati nella fase pre-evento già interessata da valori mediamente superiori rispetto alle condizioni di stabilità (circa 500 ppm). Tale aumento di CO2 ha provocato una diffusa deossigenazione degli oceani che è perdurata per circa 1 milione di anni» commenta Elisabetta Erba, micropaleontologa della Statale e coordinatrice dello studio.
Utilizzando i parametri orbitali di eccentricità dell’orbita riconosciuti nella successione sedimentaria analizzata, gli studiosi hanno stimato che, una volta innescata la anossia degli oceani, il sistema climatico terrestre è rimasto in uno stato di riscaldamento per un altro milione di anni.
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