A nulla sono serviti gli argomenti giuridici, i pareri di esperti, le obiezioni basate sul buon senso esposte ai politici e al Tar. Nella notte tra l’11 e il 12 agosto 2025 un lupo maschio è stato abbattuto in Alta Val Venosta, a seguito del decreto firmato dal Presidente della Provincia di Bolzano, Arno Kompatscher, che autorizza l’uccisione di due esemplari nella stessa area.
Michela Vittoria Brambilla, presidente della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, commenta così la notizia dell’abbattimento: «Rei di aver fatto i lupi, due lupi della val Venosta a caso (come nelle barbare decimazioni degli eserciti del passato) sono condannati a morte per accontentare le rumorose lobby locali che con il loro voto condizionano la politica del presidente della Provincia autonoma di Bolzano».
In merito all’abbattimento di un lupo in Alto Adige, l’Associazione “Io non ho paura del lupo”, da anni impegnata nella coesistenza tra lupo e attività umane, ritiene che in questo caso non siano state rispettate le condizioni per procedere con un abbattimento: «Le misure di prevenzione adottate nelle zone interessate sono risultate deboli, scarse e insufficienti: numerosi episodi di predazione si sono verificati fuori dai recinti, in assenza di cani di prevenzione, ed evidenziando che la protezione del bestiame non è stata adeguata ed era ampiamente migliorabile. Ricordiamo che le condizioni imposte dalle L.P. n. 11/2018 e L.P. n. 10/2023, in conformità con la Direttiva Habitat, per poter ricorrere alla rimozione di individui di lupo sono chiare: l’intervento deve avvenire per prevenire danni gravi alle attività produttive; i metodi alternativi devono essere risultati inefficaci; la rimozione non deve incidere negativamente sullo stato di conservazione favorevole della popolazione».
Coesistenza tra pastorizia e fauna selvatica
Particolarmente significativa è la scelta del periodo, nella settimana di Ferragosto, quando il Paese è distratto dalle ferie e le voci del dissenso sono più deboli.
«Per “compensare” danni che si potevano facilmente indennizzare è stato arrecato al patrimonio naturale un danno inestimabile» aggiunge Michela Vittoria Brambilla.
La coesistenza tra pastorizia e fauna selvatica è possibile: richiede conoscenza, impegno e un’applicazione coerente delle misure di prevenzione che ancora in Alto Adige sono profondamente carenti, e non soluzioni drastiche che rischiano di compromettere l’equilibrio degli ecosistemi alpini.
Come ricorda l’Associazione “Io non ho paura del lupo”, «L’abbattimento non va inteso come uno strumento di prevenzione e non può essere considerato un’alternativa alla protezione del bestiame. Pensare di non mettere in atto adeguate misure difensive perché “tanto poi si abbatterà” significa rinunciare a una gestione responsabile e sostenibile della convivenza. Sorprende e preoccupa che ISPRA abbia espresso parere favorevole a fronte delle carenze riscontrate nelle iniziative di prevenzione».
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