Non è mia abitudine scrivere necrologi e l’ho fatto solo in due occasioni particolari, quando hanno “passato il Velo” prima l’etologo Dànilo Mainardi e poi Piero Angela.
In queste poche righe però voglio ora ricordare una persona assai meno nota, ma altrettanto speciale: l’ornitologo e naturalista viterbese Angelo Meschini.
Angelo è volato via, improvvisamente, in un giorno di fine estate, quando i cieli sono già carichi di uccelli in migrazione e a soli 63 anni, lasciando immediatamente un grande vuoto. Non solo perché con lui scompare un appassionato esperto della Maremma laziale (la “maremmina”, come spesso la chiamava) e di molte specie di uccelli come l’occhione, la ghiandaia marina, la tortora selvatica o il passero solitario, a cui aveva dedicato deliziosi libri. Ma se ne va anche una persona ironica e sensibile, che non aveva timore a mostrare in modo elegante le proprie fragilità e l’originalità di pensieri mai banali che in molti casi divenivano vere e proprie poesie.
Un suo pensiero, che scrisse nel bellissimo libretto, realizzato per la LIPU nel 2018 “Il passero, solitario”, con la virgola in mezzo, lo descrive meglio di chiunque altro e in esso molti naturalisti (tra cui il sottoscritto), si identificano:
«Io sono un ornitologo e scrivo di natura. Ho urgenza di piume, di tramonti, di rocche che traboccano pietre. Non sono il passero solitario ma gli somiglio. Sono solitario anch’io. Non vivo in società. Ho bisogno di rocce, di davanzali. Devo guardare in alto, al cielo, costi quello che costi».
Ciao, Angelo, buon Volo e grazie di essere passato sulla Terra.
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