La filiera del riciclo delle plastiche sta affrontando una fase complessa, tra pressioni economiche, richieste di qualità e quantità sempre più elevate e necessità di rendere il riciclo davvero competitivo.
Per garantire la tracciabilità e rafforzare il circuito del riciclo delle plastiche, un progetto europeo nato all’Università di Bologna e sviluppato con lo spin-off Sinbiosys, adotta una tecnologia di marcatura invisibile per rendere il riciclo più efficiente e competitivo.
«La disponibilità di flussi di materiali più facilmente identificabili e più puri diventa un elemento decisivo: è la condizione per aumentare il valore del riciclato e rafforzare la sostenibilità industriale del settore» spiega Paola Ceroni, professoressa al Dipartimento di Chimica “Giacomo Ciamician” dell’Università di Bologna e cofondatrice di Sinbiosys.

Il gruppo di ricerca di ELISET. Da sinistra: Paola Ceroni, Francesco Romano, Marco Villa, Angelica Germinario. © UNIBO
Come funzionano i codici invisibili
Il progetto ELISET (Emission Lifetimes technology for sorting, Security and Traceability) prevede l’utilizzo di veri e propri “codici invisibili” da applicare su merci e prodotti, per garantire la tracciabilità e rafforzare il circuito del riciclo delle plastiche.
La soluzione sviluppata da ELISET si basa su nanocristalli di silicio luminescenti (silicon quantum dots): marcatori invisibili a occhio nudo che non alterano l’aspetto dei prodotti, ma consentono un’identificazione rapida e affidabile tramite sistemi ottici dedicati.
Oltre al “colore” di emissione, la tecnologia sfrutta anche il tempo di decadimento della luminescenza: una firma temporale che rende la codifica più robusta e particolarmente efficace sia per la tracciabilità sia per l’anticontraffazione.
«Questo approccio permette di integrare la tracciabilità nei materiali e di collegarla a sistemi digitali per la gestione delle filiere» aggiunge Ceroni.
Il progetto rappresenta una nuova tappa di un percorso di ricerca e trasferimento tecnologico iniziato oltre dieci anni fa all’Università di Bologna e proseguito con la nascita dello spin-off Sinbiosys.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com




