Le ondate di calore non mettono alla prova soltanto la salute e le attività quotidiane: possono influenzare anche il modo in cui le persone percepiscono il cambiamento climatico e si orientano alle urne. A suggerirlo è uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), che ha analizzato il rapporto tra temperature estreme, atteggiamenti verso il riscaldamento globale e scelte elettorali in 25 Paesi europei.
La ricerca è firmata da Jacopo Bassetto, oggi all’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona, Roman Hoffmann e Jonas Peisker dell’International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA), in Austria, Piero Stanig dell’Università Bocconi di Milano e Raya Muttarak, del Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati” dell’Università di Bologna. Il gruppo di ricerca ha combinato informazioni sulle opinioni e sui comportamenti elettorali dei cittadini con dati meteorologici relativi alle aree in cui vivono, per capire se l’esposizione a temperature insolitamente elevate sia associata a un maggiore sostegno alle politiche ambientali.
Quando il caldo rende più concreto il cambiamento climatico
Il legame tra una giornata particolarmente calda e il riscaldamento globale non è necessariamente immediato. Un singolo episodio meteorologico, infatti, non basta a dimostrare che il clima stia cambiando: per parlare di cambiamento climatico occorre osservare tendenze di lungo periodo. Tuttavia, sperimentare direttamente condizioni di caldo estremo può rendere più tangibili fenomeni che altrimenti rischiano di essere percepiti come lontani o astratti.
«Fare esperienza diretta delle ondate di calore ha un potente significato simbolico che permette alle persone di entrare in contatto con le conseguenze del cambiamento climatico» spiega Raya Muttarak. «I risultati che abbiamo ottenuto mostrano che esiste una forte associazione tra l’esposizione agli eventi climatici estremi e la preoccupazione per il riscaldamento globale, la responsabilità percepita per i mutamenti del clima e la propensione a votare per partiti che propongono politiche a favore dell’ambiente».
Secondo i risultati riportati dall’Università di Bologna, l’esperienza di una giornata di caldo estremo è associata a un aumento del 7,2% della probabilità di dichiararsi preoccupati per il cambiamento climatico, del 3,2% della probabilità di sentirsi responsabili per il clima e del 5% della propensione al voto per i partiti verdi.
Gli effetti più marcati tra gli uomini con un basso livello di istruzione
Uno degli aspetti più interessanti della ricerca riguarda le differenze tra i gruppi demografici. In generale, le donne e le persone con un livello di istruzione più elevato mostrano atteggiamenti più favorevoli alle politiche ambientali e una maggiore propensione a sostenere i partiti verdi. Al contrario, gli uomini con un basso livello di istruzione figurano tra i gruppi meno preoccupati per il cambiamento climatico e meno inclini a votare per queste formazioni.
Proprio tra questi ultimi, tuttavia, i ricercatori hanno osservato i cambiamenti più marcati in seguito all’esposizione alle temperature estreme. L’esperienza diretta del caldo sembra quindi associarsi a una riduzione, almeno parziale, delle differenze iniziali tra gruppi sociali.
«Queste differenze socioeconomiche possono essere spiegate dal diverso livello di attenzione per queste tematiche, legato anche a diverse priorità a livello economico e ambientale», osserva Jacopo Bassetto, primo autore dello studio, già ricercatore all’Università di Bologna e oggi all’Universitat Pompeu Fabra di Barcellona. «Soprattutto tra le persone meno coinvolte nel dibattito sul cambiamento climatico, l’esperienza diretta di eventi estremi come le ondate di calore ha un impatto molto rilevante nel generare preoccupazione e spingere all’azione».
Il risultato suggerisce che l’esperienza concreta degli impatti climatici può raggiungere anche persone che, in condizioni ordinarie, prestano meno attenzione a questi temi. Non dimostra però che il cambiamento nelle opinioni sia permanente, né che si traduca sempre in una diversa scelta elettorale.
Il territorio conta: gli effetti sono diversi da una regione all’altra
La relazione tra caldo estremo e atteggiamenti ambientali non è uniforme in tutta Europa. L’analisi evidenzia un’influenza più debole nelle regioni economicamente svantaggiate e in quelle caratterizzate da livelli di emissioni di gas serra superiori alla mediana.
Queste differenze possono riflettere le condizioni in cui le persone vivono e lavorano. Nei territori che dipendono maggiormente da attività ad alta intensità di emissioni, per esempio, le politiche di transizione energetica possono essere percepite anche attraverso i loro possibili effetti sull’occupazione e sull’economia locale. Nelle regioni meno prospere, inoltre, i cittadini possono trovarsi a dover affrontare altre urgenze economiche e sociali.
Per questo, sottolineano gli autori, comprendere come cambiano le opinioni sul clima significa considerare non soltanto l’esposizione agli eventi estremi, ma anche le condizioni economiche e sociali in cui questi vengono sperimentati. «L’esperienza diretta degli effetti del cambiamento climatico può contribuire a ridurre il divario tra gruppi sociali più e meno coinvolti nel sostegno all’ambiente» conferma Muttarak. «Ma è importante integrare le politiche per il clima con scelte più ampie, che tengano conto delle disuguaglianze sociali ed economiche presenti nei diversi territori».
Dall’esperienza personale alle politiche climatiche
I risultati offrono indicazioni anche per chi deve progettare e comunicare le politiche di contrasto al cambiamento climatico. Rendere visibili le conseguenze locali del riscaldamento globale può contribuire a coinvolgere fasce della popolazione meno sensibili al tema, ma la comunicazione da sola potrebbe non essere sufficiente.
Le politiche climatiche devono infatti tenere conto delle diverse condizioni di partenza e accompagnare la transizione verso un’economia a basse emissioni con misure capaci di limitare le disuguaglianze. In caso contrario, i costi percepiti della transizione potrebbero alimentare la distanza tra territori e gruppi sociali, indebolendo il sostegno alle misure ambientali.
Lo studio mostra dunque che gli effetti della crisi climatica non si esauriscono nelle conseguenze fisiche delle temperature estreme: possono intrecciarsi con la percezione dei problemi ambientali e con le scelte politiche. L’esposizione al caldo può essere uno dei fattori che contribuiscono a modificare gli atteggiamenti dei cittadini, ma la risposta dipende anche dal contesto in cui vivono e dalle opportunità che hanno a disposizione.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





