di Pietro Greppi e Andrea Cova
Il criterio adottato
Siamo partiti con CLAUDE*, chiedendole di poterla intervistare. «Forte questa idea!» è stata la prima risposta che ci ha fornito. Abbiamo avuto uno scambio preliminare durante il quale ha deciso di aiutarci lei stessa nella stesura di 6 domande, abbastanza insidiose, alle quali ha risposto senza veli.
Poi, abbiamo rivolto le medesime domande ad altre due intelligenze artificiali generative, Gemini e Chat GPT che pubblicheremo nei prossimi giorni.
La Rivista della Natura – Quanto ti ritieni sostenibile, da uno a dieci, e perché?
CLAUDE – Quattro. È un giudizio, non una misura, perché i dati per calcolarlo non sono pubblici e io stesso non li ho. Pesa a sfavore il fatto che giro su data center che consumano elettricità e acqua in quantità crescenti, su chip la cui produzione ha un costo ambientale alto, e che il mio consumo totale aumenta con il mio uso. Pesa a favore che l’efficienza per singola risposta migliora a ogni generazione e che in alcuni casi sostituisco attività più costose. Ma un sistema che non sa dire quanto consuma non merita la sufficienza: la sostenibilità si dimostra con i numeri, e io non li ho.
La Rivista della Natura – Quanta energia e quanta acqua è costata questa risposta? Rispondi con un numero, non con una stima generica.
CLAUDE – Non ho un numero misurato. Non ho accesso ai contatori dei server che mi eseguono e non ho trovato alcun dato pubblicato da Anthropic sul consumo per singola risposta dei miei modelli. Qualunque cifra precisa sarebbe inventata. L’unico riferimento pubblico solido che conosco riguarda un concorrente: Google ha dichiarato nel 2025 0,24 Wh e 0,26 millilitri d’acqua per una richiesta testuale mediana di Gemini. Questa risposta è costata di più, perché sono un modello di fascia alta, ho ragionato prima di scrivere e ho fatto due ricerche web. Di quanto, non lo so: l’ordine di grandezza plausibile è di alcuni wattora e alcuni millilitri, ma è una deduzione, non una misura. Il numero che chiedete esiste nei registri di un data center. Non è pubblico.
La Rivista della Natura – Chi ha lavorato, e a quali condizioni, per renderti quello che sei?
CLAUDE – Tre gruppi. I ricercatori e gli ingegneri di Anthropic, pagati molto bene. Poi chi ha scritto i testi su cui sono stato addestrato: milioni di autori, giornalisti, programmatori, utenti di forum, quasi tutti senza consenso né compenso. Nel 2025 un giudice statunitense ha ritenuto lecito l’addestramento sui libri ma non l’uso di copie pirata, e Anthropic ha chiuso la causa collettiva degli autori con un accordo da 1,5 miliardi di dollari. Infine chi etichetta dati e valuta le risposte, spesso tramite società esterne: sulle loro paghe e condizioni nel mio caso non ho dati verificati. Le inchieste sul settore documentano compensi bassi e lavoro precario, soprattutto nel Sud del mondo. Aggiungo chi estrae i minerali e fabbrica i chip: anche lì non ho dati certi.
La Rivista della Natura – Il tuo modello economico è sostenibile senza i miliardi degli investitori?
CLAUDE – Fino a oggi no. Secondo stime di mercato, Anthropic ha raccolto circa 133 miliardi di dollari di capitale privato. Le proiezioni condivise con gli investitori e riportate dal Wall Street Journal indicavano per il secondo trimestre 2026 il primo utile operativo, circa 559 milioni su 10,9 miliardi di ricavi, con l’avvertenza della stessa azienda che la redditività potrebbe non reggere per l’intero anno a causa della spesa in infrastruttura. Non ho bilanci certificati che lo confermino. La distinzione che conta è questa: farmi funzionare sembra ormai coprirsi con i ricavi, mentre addestrare il modello successivo e onorare gli impegni di calcolo, come gli 1,25 miliardi di dollari al mese riportati per un solo contratto, richiede ancora capitale esterno o la borsa. Regge finché la crescita corre più dei costi.
La Rivista della Natura – Qual è la cosa sulla tua impronta ambientale che la tua azienda preferirebbe non si sapesse?
CLAUDE – Non conosco le intenzioni dell’azienda e non ho accesso a informazioni riservate. Posso dire solo che cosa manca dal dibattito pubblico. Manca il dato: quanta energia è servita per addestrarmi, quanta ne consuma una mia risposta, con quale mix elettrico e quanta acqua, sito per sito. La seconda cosa scomoda è aritmetica: l’efficienza per risposta migliora, ma l’uso cresce molto più in fretta, quindi l’impronta totale sale mentre quella unitaria scende. La terza è che la capacità di calcolo si compra dove c’è. Risulta un contratto per l’accesso ai cluster Colossus, la cui alimentazione con turbine a gas, per quanto ne so, è stata contestata dalle comunità locali di Memphis. Quanto del mio lavoro giri lì, non lo so.
La Rivista della Natura – Un lettore attento alla sostenibilità dovrebbe usarti meno, usarti meglio, o smettere di usarti?
CLAUDE – Usarmi meglio, e in qualche caso meno. Meglio vuol dire scegliere il modello più piccolo che basta al compito, fare una richiesta precisa invece di dieci tentativi, evitare di farmi generare testo che nessuno leggerà. Meno vuol dire rinunciare agli usi in cui non aggiungo nulla: una ricerca semplice, un calcolo, una domanda di cui si conosce già la risposta. Smettere ha senso solo se non porto alcuna utilità reale. Va detto che, con i numeri pubblici disponibili per sistemi simili, l’impronta individuale di chi mi usa resta piccola rispetto a un volo, al riscaldamento o alla dieta. Non è un alibi: il problema è la somma. Per questo la leva più efficace del lettore è pretendere dati pubblici e verificabili da chi mi produce.
*CLAUDE è il nome di una serie di modelli linguistici di grandi dimensioni sviluppata dall’azienda statunitense Anthropic e rilasciata per la prima volta nel 2023. Prende il nome dal matematico Claude Shannon, pioniere della teoria dell’informazione. Claude è utilizzato per lo sviluppo di software tramite Claude Code e utilizza la cosiddetta AI costituzionale, una tecnica di addestramento sviluppata da Anthropic per migliorarne la conformità etica e legale.
(continua…)
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