La Provincia di Trento resta nell’occhio del ciclone a causa dell’atteggiamento assunto nei confronti dei grandi carnivori, dopo la decisione di procedere all’abbattimento di due lupi che fanno parte del branco che vive nella zona di Malga Boldera, sul versante trentino dei monti Lessini. La decisione, che ha già accesso roventi polemiche fra amministrazione e associazioni ambientaliste e di protezione degli animali, è la prima di questo genere in Italia ed è stata adottata in virtù della deroga prevista all’articolo 16 della Direttiva Habitat, che consente la misura dell’abbattimento in casi particolari e quando non pregiudica la sopravvivenza della specie.
La scelta di voler abbattere due animali del branco è stata condivisa da ISPRA, che in questi casi deve rilasciare un pare preventivo sul ricorso a una misura tanto drastica, e arriva dopo recenti predazioni messe in atto dal branco di lupi nonostante la presenza dei recinti elettrificati. Negli ultimi mesi di quest’anno i lupi hanno predato 16 bovini e due asini, sembra eludendo la misura di prevenzione degli attacchi, che aveva funzionato per i cinque anni precedenti. Il recinto elettrificato per un lungo periodo ha svolto in modo puntuale il suo lavoro e non sono ancora chiare le ragioni per le quali, a un dato momento, non sia più stato in grado di servire efficacemente come misura di dissuasione. Forse qualcosa è cambiato nel funzionamento oppure i lupi, animali intelligentissimi, si sono trovati in difficoltà e hanno trovato il modo di superare l’ostacolo. Il branco ritenuto responsabile è infatti di dimensioni molto ridotte, essendo composto da tre soli adulti e da altrettanti cuccioli, nati a maggio. Questa potrebbe essere la ragione della predazione degli animali domestici, che rappresentano un obiettivo più facile per un piccolo branco rispetto ad altre specie come cinghiali e altri ungulati. Fra le varie motivazioni di opposizione al provvedimento c’è anche quella della ridotta consistenza del branco, che privato di due su tre degli esemplari adulti, lo renderebbe ancora più vulnerabile, con un possibile aumento delle predazioni sui domestici, come gli studi sul predatore hanno ampiamente dimostrato.
Le associazioni lamentano la sproporzione della misura e anche l’assenza di tentativi di migliorare l’efficacia della misura di protezione, cercando di capire come poter intervenire per ristabilirne l’efficacia.
WWF Italia e le altre associazioni che partecipano alle azioni contro l’ordine di abbattimento ritengono che
«i conflitti associati alla presenza del lupo e di altri grandi carnivori non possano essere affrontati solo o prevalentemente attraverso la rimozione o l’abbattimento, come sembra ormai consuetudine della gestione faunistica della Provincia di Trento. Il ricorso a deroghe per abbattere è uno strumento che gli Stati membri possono considerare per integrare le altre misure di gestione dei conflitti, ma solo quando tutte le condizioni previste dalla Direttiva Habitat siano state soddisfatte».
Il pericolo visto nell’adozione di questo provvedimento è proprio che serva a aprire la strada a una stagione di abbattimenti che, seppur selettivi, potrebbero diventare una via accessibile per arrivare a una risoluzione armata dei conflitti, che potrebbe diventare prevalente sulla necessita di coesistenza e di una diversa gestione dei metodi di protezione usati negli allevamenti in montagna. Gli animali al pascolo restano quasi sempre incustoditi e protetti dai soli recinti o dai cani da guardiania, mentre sarebbe fondamentale anche la presenza di una sorveglianza umana che da troppo tempo è stata abbandonata in favore di altri sistemi di protezione, sicuramente più economici.
Sempre secondo le associazioni che contestano il provvedimento «la coesistenza con i grandi carnivori necessita di competenza e attenzione agli aspetti giuridici e biologici, in parte sostanzialmente assenti in questo decreto, di cui è stata richiesta la sospensione da parte del WWF Italia, insieme alle altre associazioni LNDC Animal Protection e LAV, al TAR Trento, in attesa di conoscere maggiori dettagli e il parere di ISPRA».
Nel frattempo però il TAR di Trento, il 28 luglio, ha rigettato la richiesta di sospensiva dell’ordinanza in cui viene stabilito l’abbattimento di due lupi, depositata dalla LEAL, ritenendo che il provvedimento amministrativo abbia rispettato le prescrizioni della direttiva Habitat in quanto
«[…] allo stato appare inoltre soddisfatta la fondamentale e del tutto imprescindibile condizione “che non esista un’altra soluzione valida e che il prelievo non pregiudichi il mantenimento in uno stato di conservazione soddisfacente della popolazione della specie interessata nella sua area di ripartizione naturale”».
Non è difficile prevedere che il TAR si pronunci in modo identico sulla richiesta di sospensiva presentata dalle altre associazioni, bloccando le richieste di sospensiva, costringendo le associazioni a rivolgersi al Consiglio di Stato nel tentativo di mantenere sbarrata la porta che rischia di spalancarsi sugli abbattimenti selettivi dei lupi.
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