La proliferazione del granchio blu è una delle emergenze più dannose per l’economia e l’ecosistema delle Valli di Comacchio e negli ultimi anni ha messo in difficoltà l’acquacoltura valliva.
«Il progetto BLUE-FARM dell’Università degli Studi di Ferrara nasce per dare una risposta concreta a una delle emergenze più rilevanti per le Valli di Comacchio, mettendo insieme sostenibilità ambientale, innovazione e nuove prospettive economiche per il territorio» sottolinea Michele Mistri, professore del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie dell’Università di Ferrara e coordinatore del progetto.
Un modello ad alto valore ambientale, che integra adattamento ai cambiamenti climatici, tutela dell’ecosistema e nuove opportunità di sviluppo per il comparto acquacolturale.
L’obiettivo del progetto sviluppato dall’Università degli Studi di Ferrara è di contrastare la proliferazione del granchio blu attraverso un modello innovativo di acquacoltura sostenibile, per proteggere le produzioni locali e rafforzare la resilienza del comparto.
Il cuore dell’iniziativa è la sperimentazione di una BLUE-FARM, un sistema di policoltura multitrofica integrata che combina molluschi bivalvi e macroalghe autoctone, allevati con una tecnologia in sospensione basculante progettata per limitare l’accesso del granchio blu e ridurne drasticamente l’impatto.
Ricerca, innovazione e territorio
Il progetto “Policoltura integrata di macroalghe e ostriche triploidi in sistema in sospensione basculante” è coordinato dall’Università di Ferrara attraverso il laboratorio Terra e AquaTech con il sostegno dell’Unione Europea e si sviluppa interamente nell’area del GALPA Costa Emilia-Romagna, nel Comune di Comacchio.
Le macroalghe autoctone vengono selezionate e riprodotte nei laboratori del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie, mentre le biomasse sono analizzate dal Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione per valutarne proprietà nutrizionali e potenzialità di valorizzazione.
Il sistema integrato viene testato in tre siti sperimentali delle Valli di Comacchio, con il coinvolgimento diretto di pescatori e cooperative locali, protagonisti nella gestione degli impianti e nel monitoraggio delle performance. Una stretta collaborazione tra ricerca e operatori del settore, pensata per trasferire rapidamente l’innovazione al territorio.
Coordinato da Michele Mistri, Professore del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie di Unife in qualità di project manager, la responsabilità scientifica per la parte chimica è affidata alla Professoressa Luisa Pasti del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Prevenzione e quella per la parte ecologica alla Professoressa Cristina Munari del Dipartimento di Scienze Chimiche, Farmaceutiche e Agrarie.
Come funziona la BLUE-FARM
«Il sistema che stiamo sperimentando si basa su una policoltura multitrofica integrata: molluschi bivalvi e macroalghe convivono nello stesso ambiente svolgendo funzioni complementari» spiega Luisa Pasti.
«I bivalvi filtrano particolato e fitoplancton, mentre le macroalghe assorbono azoto e fosforo disciolti, contribuendo a migliorare la qualità delle acque e a ridurre i fenomeni di eutrofizzazione».
«Le macroalghe, inoltre, svolgono un ruolo importante nel sequestro del carbonio, assorbendo CO₂ attraverso la fotosintesi e contribuendo alla mitigazione dei cambiamenti climatici» aggiunge Cristina Munari.
«L’elemento innovativo è il sistema in sospensione basculante, che limita l’accesso del granchio blu ai molluschi, offrendo una risposta concreta a un problema che ha avuto impatti molto rilevanti sulle produzioni locali».
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