Si è aperto ieri pomeriggio 26 novembre e proseguirà fino a domenica 1 dicembre, al MUSE – Museo delle Scienze di Trento, l’XI Convegno Nazionale di Archeozoologia AIAZ.
L’archeozoologia è la disciplina che studia le relazioni tra esseri umani e mondo animale nel passato attraverso l’analisi dei resti provenienti dagli scavi archeologici. Oltre 150 ricercatrici e ricercatori, il numero più alto di sempre, partecipano al più importante evento scientifico di questa disciplina.
Grazie alla stretta collaborazione tra MUSE e Associazione Italiana di Archeozoologia (AIAZ), quest’anno ci saranno anche due sessioni inedite: una sulla fauna ittica e una sui grandi carnivori, alle quali il MUSE contribuirà con uno studio sul rapporto tra i pescatori mesolitici e il fiume Adige e con uno sul legame millenario tra umanità e orsi.
«Quest’anno il Convegno torna in Trentino con la precisa intenzione di valorizzare attraverso il MUSE – un prezioso istituto di ricerca e conservazione che vanta un’importante attività archeozoologica al suo interno – l’interesse per lo studio del rapporto tra società antiche e animali e per la diffusione della cultura archeozoologica anche in ambito museale» afferma Umberto Tecchiati, professore all’Università degli studi di Milano e presidente AIAZ. Già nel 2006 l’AIAZ aveva portato il suo convegno nazionale all’allora Museo Civico di Rovereto, oggi Fondazione.
Nove le sessioni tematiche che mirano a indagare diversi aspetti del rapporto umanità– animali nel passato: dagli aspetti legati alla caccia e allo sfruttamento degli ecosistemi da parte dei gruppi umani, all’archeozoologia come strumento per decifrare la nascita di comportamenti simbolici, rituali o cultuali verso alcune specie animali.
Una particolare sessione sarà dedicata alle metodologie di studio innovative e agli approcci di ricerca in corso di sviluppo con il progredire delle tecnologie a disposizione.
Il MUSE si conferma polo di convegni scientifici internazionali
«Si respira un rinnovato interesse per il rapporto tra Umanità e altri animali che parte dalle sfide della contemporaneità e della coesistenza ma che non può essere affrontato se non si abbraccia anche una dimensione storica: in questo, l’archeozoologia è una disciplina molto attuale in quanto studia i legami simbolici, ma anche economici e sociali tra noi e la fauna nati in millenni di storia» sottolinea Massimo Bernardi, direttore del MUSE.
Il MUSE illustrerà il focus “Humans and Freshwater Ecosystems. Interazioni tra popolazioni mesolitiche e mosaico ecologico nella Valle dell’Adige”, progetto di ricerca che indaga con metodologie sperimentali ed innovative 10.000 anni di interazioni tra pescatori preistorici e fiume Adige (giovedì 28 novembre alle 10.10).
Tra i contributi del MUSE ci sarà l’approfondimento “10.000 anni di interazioni tra umanità e orsi in Trentino”, che esplora il legame millenario tra noi e i plantigradi (sabato 30 novembre alle 11.20).
Il gruppo di ricerca del MUSE sarà protagonista anche del talk “Lo strano caso dello stambecco nell’arte paleolitica italiana”, con un particolare focus sui reperti trovati a Riparo Dalmeri nel Comune di Grigno (venerdì 29 novembre alle 14.30). Qui, durante una campagna di scavo, furono scoperte tre fosse riempite con crani di stambecco e 13 pietre dipinte raffiguranti questo animale, molte delle quali ritrovate con la faccia dipinta verso il basso.
Il convegno è organizzato da MUSE e AIAZ – Associazione Italiana di Archeozoologia, in collaborazione con Fondazione Museo Civico di Rovereto, Università degli Studi di Trento e Unità di Missione Strategica soprintendenza per i beni culturali e le attività culturali della Provincia autonoma di Trento e con il patrocinio di ANMS – Associazione Nazionale dei Musei Scientifici, ICOM Italia – International Council of Museums Italia, IIPP – Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria e Comune di Trento.
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