L’auto elettrica è uno degli argomenti più dibattuti del momento e lo sarà anche nei prossimi anni. Dibattito alimentato, peraltro, da convinzioni scorrete, fake news, luoghi comuni non sempre basati su informazioni corrette.
Per questo abbiamo intervistato Alessandro Macina, giornalista professionista e scrittore di ottimi saggi, in Rai dal 2007 dove lo avrete visto sicuramente moltissime volte nel suo ruolo di inviato del programma d’informazione Presa Diretta dal 2009.
Macina ha realizzato numerosi reportage in tutto il mondo sulla crisi climatica e ambientale. Ha vinto il XIX Premio Ilaria Alpi nel 2013 e il Premio nazionale di divulgazione scientifica nel 2019 per il reportage sui cambiamenti climatici “Caldo Artico”.
Il suo ultimo libro “Chi ha paura dell’auto elettrica – Otto fake news alla prova dei fatti” (Edizioni Dedalo) è davvero ricco di spunti di discussione e abbiamo pensato di intervistarlo in esclusiva per rivistanatura.com.
rivistanatura.com – Il tuo nuovo libro tratta un tema fonte di aspri dibattiti. Come è nata l’idea di questo libro?
Alessandro Macina – Con la trasmissione per la quale lavoro in Rai, Presa diretta, abbiamo realizzato a ottobre dello scorso anno (2023) un reportage di grande successo che s’intitolava “La scossa elettrica” e per la prima volta abbiamo affrontato questo tema senza pregiudizi, con uno sguardo completamente laico per capire se quello che si diceva dell’auto elettrica corrispondeva a realtà.
E abbiamo illuminato criticità, ma anche molteplici punti di forza che ci sono per esempio dal punto di vista tecnologico e questo racconto è stato così seguito e ha appassionato così tanto pubblico che mi sono trovato anche nelle settimane successive a dover rispondere a una quantità infinitiva di domande e curiosità.
Mi sono reso conto che questa molteplice sete di informazioni partiva in prevalenza da una serie di pregiudizi, da fake news e da un “sentito dire” che quasi sempre non corrispondeva a realtà. Ho così capito che ci sono tanti dubbi da chiarire su questo argomento che ci appassiona e ci divide quasi come nessun altro. Il dibattito italiano è polarizzato, uno sconto tra tifoserie nelle quali troviamo gli entusiasti dell’auto elettrica (che sono pochi e magari la possiedono) e sull’altra sponda troviamo i detrattori di queste nuove auto, tanto da stimolare una parte di loro a battezzarsi “No watt”.
Senza prendere posizione, ho pensato di affrontare questa tematica con un libro per cercare di fare chiarezza verso i pregiudizi più diffusi contro l’auto elettrica.
E, infatti, il libro è costruito per rispondere e sconfessare i falsi miti: ogni paragrafo diviene una risposta concreta a domande molto frequenti e spero possa aiutare nella giusta focalizzazione del tema.
rivistanatura.com – Nel tuo libro hai scelti alcune fake news e grandi temi e alcuni sono così estremi da sembrare quasi paradossali, non li citeremo tutti per non “spoilerare” il libro, ma partirei proprio da un luogo comune davvero curioso. Le auto elettriche inquinano davvero come qualcuno arriva a sostenere?
Alessandro Macina – Questo che hai citato è uno dei pregiudizi più diffusi, tra l’altro anche uno dei più importanti e gravi se ci pensiamo, perché mina alle fondamenta proprio quello che dovrebbe essere il cuore di questa tecnologia, ovvero quello di poter identificare l’auto elettrica come un passo avanti dalla tecnologia e della nostra esistenza verso la sostenibilità. Invece, affermando che le auto elettriche non siano veramente green, si cerca di incrinare proprio il pilastro della ecosostenibilità.
Nel libro dimostriamo che questa affermazione non è realistica. Se parliamo di emissioni locali, non c’è partita poiché l’auto elettrica non bruciando nulla, non funzionando secondo il principio della combustione, diventa un mezzo a emissioni zero. Mentre le auto a combustione impattano direttamente sulla nostra salute e indirettamente anche sulle tasche di ognuno di noi attraverso la spesa sanitaria che cresce e la qualità dell’aria che peggiora costantemente.
La storia del sindaco di Londra è emblematica, considerando che ha messo le politiche sulla qualità dell’aria in cima alla sua agenda politica. In qualche modo il suo impegno non solo non ha prodotto crisi di rigetto elettorali ma, anzi, i londinesi lo hanno apprezzato confermando il suo terzo mandato di sindaco della capitale inglese.
Se si prende l’intero ciclo produttivo, i detrattori dicono: «Va bene zero emissioni, ma se consideriamo il bilancio da quando viene prodotta a quando viene smaltita non è per nulla green!».
Se l’auto elettrica ha un impatto ambientale elevato, è interessante analizzarlo con numeri, dati e statistiche e nondimeno con le ricerche che abbiamo a disposizione.
Nel libro i dati sono dettagliati, ma semplificando si può considerare che un’auto elettrica inquina circa il 50% in meno di una moderna auto a combustione. Il confronto è determinante. Non è una tecnologia a “impatto 0”, ma un elemento sottovalutato in questo senso sono le batterie che conferiscono circolarità al progetto.
Infatti, queste batterie possono avere una seconda e persino una terza vita e alla fine possono essere persino riciclate. La tecnologia odierna ci permette di recupera almeno il 90% degli elementi presenti in una batteria. Frenare questo progresso solo perché non è ancora a “impatto 0” sarebbe davvero autolesionista e controproducente.
rivistanatura.com – Una considerazione importante che tratti nel tuo libro riguarda la Cina. In alcune mie visite ad EICMA Salone delle moto ho notato personalmente la grande progressione tecnologica e l’ascesa commerciale dei cinesi in campo di batterie elettriche. Noi abbiamo il paradigma di Pechino inquinata, ma nel frattempo loro hanno investito tantissimo nell’elettrico. Quanto dipendiamo dalla Cina che ha investito per le batterie elettriche? Quanto può essere importante il ruolo della Comunità europea per consentire all’auto elettrica di affermarsi?
Alessandro Macina – Il ruolo della Comunicata Europea è fondamentale. È determinante che questa transizione sia guidata dalla politica, proprio perché noi europei partiamo in ritardo rispetto alla Cina che ha investito con 15 anni di anticipo su questa tecnologia, che ha compreso prima di tutti la potenzialità delle batterie al litio – le quali sono un’invenzione abbastanza recente, se pensiamo che le prime batterie al litio in commercio sono apparse sui mercati solo una trentina di anni fa.
La Cina ci ha creduto prima di tutti, creando una filiera produttiva che parte dal controllo delle materie prime. Oggi questo Paese è dominante sul mercato per quanto concerne le batterie elettriche, che sono il cuore di questi nuovi mezzi di mobilità.
Lo spirito che ho cercato di far emergere nel libro è chiarire il ruolo della Cina, ma nello stesso tempo come europei non dobbiamo avere timore di questa situazione. Perché la Cina è egemone anche in molti altri settori, ma il ruolo dell’Europa è fondamentale proprio per riuscire a cogliere le opportunità che si stanno creando in questo settore, ricordando che nelle auto la nostra capacità produttiva è da sempre qualitativamente eccellente. Ancora oggi in Cina un’auto su 5 venduta è tedesca! Nessuno sa fare le auto bene come noi europei.
Abbiamo ancora un ruolo da poter giocare in questa nuova partita industriale, ma è certo la tempestività sarà cruciale. Infatti, il bando auto del 2025 va visto in questo senso, non come un obbligo per i consumatori, ma un’indicazione alle aziende costruttrici sul target produttivo sul quale investire.
rivistanatura.com – Cosa ne pensi dell’auto a idrogeno. È un progetto utopico?
Alessandro Macina – L’auto a idrogeno non è utopia, ma bisogna essere onesti non è un prodotto che raggiungerà a breve il mercato di massa dove invece è già ben inserita l’auto elettrica e lo scorso anno ha venduto complessivamente in Europa più del diesel. Parliamo della terza motorizzazione più venduta dopo benzina e ibrido. L’auto a idrogeno è, invece, ancora lontana da questa maturità industriale perché presuppone delle premesse tecnologiche difficili da realizzare e dalla disponibilità di una grande quantità di idrogeno. Prima di utilizzarla per i trasporti, specie per quello leggero, ci servirà in molti altri settori. Per esempio per aiutarci a decarbonizzare l’industria pesante. Servirà, tra l’altro, idrogeno verde che deriva da una produzione diretta da fonti rinnovabili e in questo momento è un processo costoso, che impedisce una produzione di massa. Tra l’altro l’auto a idrogeno è molto energivora rispetto a quella elettrica. Qualcuno ci sta investendo come Toyota e in seconda battuta BMW, ma al momento ci sono pochissimi modelli.
rivistanatura.com – Quando avremo una maggioranza di auto circolanti elettriche?
Alessandro Macina – Anche con questa domanda mi collego a un’altra grande fake news. Si parla con grande diffusione della difficoltà delle reti di ricarica a sostenere tutte queste auto elettriche circolanti. Gli studi dimostrano, invece, che anche prendendo il 2030 come miglior scenario di diffusione, nel quale si prevedono circa 4 6 milioni di veicoli elettrici circolanti (Piano nazionale energia – clima), la domanda sulle reti di energia sarà molto più bassa di quella che ci si aspetterebbe. Si pensa che sarà comunque ampiamente gestibile, anzi i gestori ci dicono che per sostenere al meglio il flusso di rete sarà ottimale avere un parco auto circolanti superiore.
Le auto elettriche posso esser viste come un gigantesco Power Bank che aiuta a scambiare energia, perché le auto elettriche non solo prendono dalla rete ma possono anche dare energia. Il rapporto è bidirezionale e pensate che in alcuni Paesi del Nord Europa questo è già un’attività remunerata. Per certi aspetti è come con l’impianto fotovoltaico.
Il mercato italiano è un poco più lento rispetto ad altri Paesi europei, anche perché c’è un problema oggettivo di conoscenza: molti italiani addirittura non sono mai saliti su un’auto elettrica. Alcune paure pertanto sono comprensibili, come sempre quando non si conosce un prodotto, per questo sia il reportage di Presa Diretta, sia il mio libro hanno cercato di rispondere a questi interrogativi. Un cambio di tecnologia che muta anche molte abitudini di consumo.
rivistanatura.com – Ma tu l’hai comprata l’auto elettrica?
Alessandro Macina – Si ho comprato l’auto elettrica da circa un anno, l’ho fatto per un’ottica di risparmio e mi sto trovando molto bene.
“Chi ha paura dell’auto elettrica – Otto fake news alla prova dei fatti”
di Alessandro Macina
176 pagine, 17 Euro
Edizioni Dedalo
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