Il 13 dicembre del 1721, all’età di quarantacinque anni, si spegneva al largo dell’Africa Occidentale Alexander Selkirk. La sua vita, per quanto breve, era stata contrassegnata da scelte tutt’altro che convenzionali, che fecero di lui una vera e propria leggenda, tanto che si pensa sia stata la sua figura ad ispirare il personaggio di Robinson Crusoe del romanzo di Daniel Defoe.
Una vicenda così lontana nel tempo non deve tuttavia scoraggiarci nel sentirla – e viverla – come potenzialmente attuale. Se è vero che Selkirk fu, in tutto e per tutto, figlio della sua epoca, fatta di esplorazioni, conquista di nuovi territori e conseguenti ricchezze, la sua tenacia ha marcato un segno indelebile nell’immaginazione collettiva, gettando le basi della figura del vero “sopravvissuto”.
Tuttavia, per comprendere al meglio l’eccezionalità della sua impresa, è doveroso fare un passo indietro di quasi tre secoli, quando il giovane Selkirk, sottufficiale della Royal Navy e con un promettente futuro davanti a sé, prende una decisione che segnerà per sempre il suo destino.
Di carattere irascibile, il giovane, nato nella Regione di Fife, in Scozia, nel 1703 viene ammesso alla spedizione del già noto William Dampier – corsaro, osservatore scientifico e esploratore che per primo circumnavigò il mondo per ben tre volte, nonché il primo inglese ad approdare in Australia – e di Thomas Stradling, rispettivamente comandanti della St George e della Cinque Ports. Ed è a bordo di quest’ultima che Selkirk s’imbarcò come quartiermastro.
L’obiettivo della spedizione era appoggiare le navi dell’Inghilterra contro la Francia, a sua volta coinvolta nella Guerra di successione spagnola.
Nel maggio del 1704, dopo aver conquistato il vascello spagnolo Assumsion, divisisi il bottino, i due capitani, con i propri vascelli e equipaggi, presero rotte diverse.
Cinque mesi dopo, nei pressi dell’arcipelago di Juan Fernandez, al largo delle coste cilene, ci fu un tentativo di ammutinamento da parte della ciurma, fomentato proprio da Selkirk, convinto della necessità di fermarsi sull’isola per qualche tempo per apportare riparazioni al vascello.
A seguito della rivolta, il comandante Stradling abbandonò Selkirk sull’isola «con un moschetto, della polvere da sparo, un’accetta e alcuni strumenti da falegname, un coltello, un piatto da cucina, una bibbia, un materasso e alcuni vestiti»: questo è quanto riportato dagli storici. Ma, forse, il suo carattere incline all’ira gli fece apparire la possibilità di rimanere da solo come la migliore.
E solo rimase, per quattro anni e quattro mesi.
L’abbondanza di risorse naturali fu senz’altro fondamentale nella sua lotta per la sopravvivenza; non di meno lo furono le abilità straordinarie che dimostrò nel riutilizzo di materiali di scarto per la produzione di utensili – pare che addirittura forgiò un coltello da cerchi di barili trovati sulla spiaggia – e fu inoltre capace di addomesticare capre selvatiche, con le cui pelli confezionò nuovi vestiti, e persino gatti, per contrastare il più gravoso pericolo che l’isola nascondeva: i topi.
Venne trovato il 2 febbraio del 1709 dalla nave corsara Duke, che lo riportò in madrepatria consegnando alle cronache di tutto il mondo il racconto della sua sopravvivenza sull’isola deserta.
L’ingegno e la tenacia di Selkirk restano, tutt’oggi, un esempio di impressionante e efficace adattabilità darwiniana.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





