Dai fitti boschi di faggi e abeti, con il sole che filtra appena, fino alle vaste praterie d’alta quota, dove lo sguardo si perde. Corno alle Scale è un percorso non difficile, ma di grande impatto paesaggistico, tra le vette dell’Appennino Tosco Emiliano, che ospitano una successione di aree protette che ha pochi eguali in Italia: dai rilievi della Lunigiana, si arriva fino alle Foreste Casentinesi, attraversando un mosaico verde che alterna fitte foreste a cime che spesso sfiorano i 2000 metri.
Il grande pregio dell’itinerario qui presentato, che si sviluppa nel Parco Regionale del Corno alle Scale, nell’Alto Appennino Emiliano, è proprio la combinazione di gran parte degli ambienti di queste nostre montagne in un unico percorso.
Si comincia nelle grandi foreste di faggio attraversate dalle impetuose cascate Dardagna, che fanno da cornice al Santuario della Madonna dell’Acero, isolato e pieno di fascino. Una funivia o, per i più volonterosi, un sentiero che serpeggia tra i boschi, porta alla seconda parte dell’escursione, in vetta al Monte Corno alle Scale, alla scoperta degli ambienti di alta quota.
Prima di partire, però, vale la pena di fare una sosta al Centro Visita Pian d’Ivo, che si trova solo 200 metri prima dello storico edificio del Santuario, punto di partenza dell’itinerario, per raccogliere un po’ di documentazione.
Dal Santuario, ci si avventura all’interno della foresta lungo il sentiero 333 che conduce direttamente alle cascate. Più avanti, tra gli abeti e i faggi, la luce del sole filtra a malapena, ma il sentiero è ben segnato e spazioso e in pochi minuti si affianca al torrente Dardagna. L’acqua scorre tra le pietre seguendo la morfologia del terreno ma quando il corso si allarga si incontrano equiseti e i gialli fiori primaverili della calta palustre.
Ci vuole ancora una buona mezz’ora di cammino per arrivare all’ultimo salto delle cascate, ma lo scenario, una volta giunti sul posto è fiabesco, con una grande pozza circondata dagli alberi e innumerevoli goccioline disperse dall’impatto dell’acqua con le rocce. Gli altri sei salti d’acqua non sono da meno, ma il sentiero sale deciso ed è necessario un po’ di impegno per guadagnare i punti di osservazione successivi, protetti da una palizzata. Dal salto più alto, in meno di mezz’ora si raggiunge il sentiero 337 che conduce al piccolo laghetto artificiale del Cavone e all’omonimo rifugio (m slm 1424).
- Il profilo piatto, con la caratteristica struttura a strati di arenaria, del Corno alle Scale, la cui vetta sfiora i 2000 metri. © F. Tomasinelli
- Nelle giornate più terse, dalla cima del Corno alle Scale la vista si apre su Monte Gennaio spaziando fino alla pianura. © F. Tomasinelli
Verso la vetta
Alla cima del Corno mancano ancora 500 metri di dislivello. Il percorso non è troppo impegnativo, ma è possibile approfittare della funivia, che sale fino ai 1719 m del Rifugio delle Rocce, e percorrere a piedi solo gli ultimi 200 metri di dislivello, per poi seguire l’itinerario indicato di seguito in discesa, concentrandosi sul paesaggio e sugli aspetti naturalistici.
Per chi va a piedi dal rifugio, il sentiero è il 335-337 (Sentiero Natura del Parco numero 5 “Ambienti di alta quota”) che sale rapidamente nel bosco per condurre, in meno di un’ora, al circo glaciale del Cavone.
L’area, circondata di massi, si presenta come un vasto prato umido, dove risiede una piccola popolazione di marmotte. Da qui salendo tra macchie di faggio e versanti esposti si raggiunge il passo del Vallone, una sottile cresta di roccia che dà sulla verdissima Valle del Silla. Sulla sinistra, si trova il Monte La Nuda (m 1828), caratterizzato dal suggestivo cucuzzolo verde circondato dai faggi. Sulla destra, invece, il panoramico, ma faticoso, sentiero dei Balzi dell’Ora (numero 129) si inerpica verso la vetta del Corno.
Le rocce affioranti e le praterie alpine sono il tratto distintivo di questa paesaggio, caratterizzato anche da antichi ginepri contorti, piegati dai forti venti invernali. Quando si arriva in cima, ai 1945 metri del Corno alle Scale, lo sguardo non può che posarsi sulla grande croce metallica che dal fondovalle appariva così piccola. La vetta, attraversata da una fitta rete di facili sentieri in falsopiano, regala una magnifica vista su tutti i rilievi circostanti, oltre a un facile accesso alle vaste praterie e alle distese di mirtillo.
I volonterosi che hanno fatto tutto a piedi possono prendere la funivia oppure scendere rapidamente attraverso il sentiero 329 che conduce al rifugio Cavone. Da qui, proseguendo sulla strada asfaltata che serpeggia nella faggeta si raggiunge la Madonna dell’Acero in meno di mezz’ora.
Scheda pratica
- Per chi: l’itinerario è adatto a tutti, ma alcuni passaggi nel tratto dei Balzi dell’Ora richiedono attenzione. Esistono comunque alternative più semplici indicate nel testo.
- Lunghezza: 6 chilometri la sola andata lungo l’itinerario segnalato. Altri 3 per il ritorno più rapido a piedi.
- Durata: circa otto ore senza pause prolungate, per l’itinerario interamente a piedi. Con la funivia i tempi si riducono di almeno un paio d’ore. In ogni caso è meglio considerare l’intera giornata.
- Dislivello: 700 metri.
- Cartografia: il Parco dispone di una carta molto dettagliata in scala 1:25.000.
- Periodo: da aprile a fine ottobre, nelle belle giornate.
- Equipaggiamento: binocolo, scarpe da trekking e giacca a vento, anche se fa caldo. La cima del Corno può essere molto ventosa.
- Numeri utili: Centro Parco Corno alle Scale, tel. 0583 51761.
Come arrivare:
In auto, dall’autostrada A14 si esce a Pistoia e si prende la Statale 64 Porrettana fino a Silla (pochi chilometri prima di Porretta), dove ha inizio la Statale 324 che conduce a Lizzano in Belvedere, principale comune del parco. Da qui si raggiunge Vidiciatico e poi il Santuario della Madonna dell’Acero, a 9 km dal paese.
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