I neonati umani usano il balbettio come richiamo per ottenere l’attenzione della mamma o della persona che si sta prendendo cura di loro, ma anche per allenare ed esplorare la loro voce.
Ma noi non siamo l’unica specie a farlo, oltre ad alcuni uccelli e forse alcuni delfini e beluga, un nuovo studio, pubblicato recentemente su Science, prova che anche i cuccioli di pipistrello, della specie Saccopteryx bilineata, originario dell’America centrale e del Sud America, li producono, mostrando numerose proprietà simili al farfugliamento dei neonati umani.
«Si limitano a balbettare, dall’alba al tramonto» ha dichiarato alla BBC la dottoressa Ahana Fernandez, direttrice dello studio e biolinguista al Museo di Storia Naturale di Berlino. Insieme ai suoi colleghi, ha passato circa tre mesi in America Centrale ad ascoltare segretamente le chiacchierate di ben 20 cuccioli di una particolare specie di pipistrello.
Questa specie prende il suo nome dalle piccole borse, sacchi, che si ritrova sulle ali, utilizzate dai maschi per attrarre le femmine nel corso dell’accoppiamento. Dal colore nero o talvolta marrone scuro, questi pipistrelli sono principalmente insettivori e si alimentano degli animali che trovano sugli alberi dove trascorrono abitualmente le loro giornate.
Lo studio
I 20 cuccioli di pipistrelli protagonisti dello studio hanno tutti un’età variabile tra uno e tre mesi. Gli studiosi hanno confrontato le caratteristiche di questi suoni che producono con quelle generate dai neonati umani, grazie alla conversione delle vocalizzazioni in spettrogrammi.
Dopo aver analizzato 55.000 sillabe hanno scoperto che queste mostrano otto particolarità che le accomunano con quelle dei neonati umani, inclusa la ritmicità. Hanno rivelato che circa il 30% della giornata di un cucciolo di pipistrello è indaffarata nel balbettio, ognuno dei quali dura in media sette minuti. Si sono soffermati però, su un caso in particolare: un esemplare ha borbottato per ben 43 minuti, un tempo davvero lunghissimo.
Durante le osservazioni, la squadra ha scoperto un sistema di comunicazione davvero sofisticato, basato sulle medesime caratteristiche del balbettio umano, tra cui duplicazione e ritmicità.
«Il loro linguaggio si basa su un vasto repertorio di sillabe sonanti». Se gli adulti, infatti, sono in grado di replicare ritmicamente alcune “sillabe-chiave” per scambiarsi delle informazioni, i cuccioli invece, si limitano a produrre una vibrazione molto simile a quella dei neonati umani. Un’attenta analisi ha notato come i piccoli non emettano suoni esclusivamente per ottenere l’attenzione dei genitori, ma si ascoltano a vicenda. «Ognuno di loro balbetta per circa 15 minuti», ha continuato la dottoressa Fernandez. «Mentre “parla” è possibile vedere chiaramente le orecchie degli altri cuccioli muoversi nel tentativo di capire ciò che sta dicendo».
Dopo aver scoperto la capacità di comunicazione dei pipistrelli, gli scienziati si pongono ora l’obiettivo di comprendere il senso di questi suoni e come gli stessi influiscano sulla vita di questi mammiferi.
Successivi studi prenderanno in considerazione anche altre specie di pipistrelli che vivono sulla Terra, per capire quante di loro sono effettivamente in grado di dialogare in maniera così specifica come il Saccopteryx bilineata.
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