Sono oramai decenni che si discute sulla necessità di togliere dai circhi gli animali, liberandoli da una detenzione che non solo non rispetta i loro diritti ma nemmeno il volere della maggioranza dell’opinione pubblica. Il dibattito è acceso da molto tempo e l’ultima rilevazione demoscopica, commissionata da LAV a Doxa nel settembre 2023, ha rivelato che ben il 76% degli italiani risulta contrario all’uso degli animali nel circo. Una percentuale molto elevata che vorrebbe venisse messa la parola fine a questo genere di spettacoli, che non sono più in linea con le conoscenze etologiche e con il comune sentire della gente. Ma la volontà popolare sembra essere assai poco importante, per i vari governi che si sono succeduti negli ultimi anni e che non sono mai riusciti a condurre questa sfida al traguardo.
Se ne parla dal Novanta
Dell’eliminazione degli animali dai circhi si iniziò a parlarne nei primi anni ’90, quando fu creata presso il ministero dello Spettacolo una commissione paritetica fra i circensi aderenti all’Ente Nazionale Circhi e i protezionisti dell’Ente Nazionale Protezione Animali. La commissione proseguì il suo lavoro per anni, senza giungere al traguardo a causa delle opposizioni che, su entrambi i fronti, vedevano come un cedimento l’essersi seduti al tavolo della trattativa. Dimostrando, se ancora ce ne fosse bisogno, quanto la strada di ogni negoziato sia impervia e piena di difficoltà, talvolta del tutto imprevedibili.
Durante il governo Conte II, con Dario Franceschini come ministro dello Spettacolo, si perse l’occasione di chiudere il discorso grazie alla legge delega numero 175 del 22 novembre 2017, che aveva come titolo “Disposizioni in materia di spettacolo e deleghe al Governo per il riordino della materia” e che prevedeva il graduale superamento dell’utilizzo degli animali nelle attività circensi. I termini per l’emanazione dei decreti attuativi furono lasciati scadere e nel dicembre del 2018, nell’indifferenza della politica, il percorso si chiuse con un fallimento.
Si rischia di ripetere il fallimento del 2018
Ora si rischia di ripetere l’esatto percorso di quegli anni, non emanando i regolamenti attuativi previsti da una nuova legge delega, la numero 106 del 15 luglio 2022. Purtroppo, al momento non ci sono segnali, dal ministero e dal ministro Giuli, circa la volontà di arrivare concretamente alla fine del percorso che porterebbe alla graduale sparizione degli animali dai circhi italiani.
Nel frattempo Grecia, Cipro e Malta hanno vietato l’uso di animali nei circhi e molti altri Paesi europei (Austria, Belgio, Paesi Bassi, Danimarca, Grecia, Bulgaria, Bosnia-Erzegovina, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Slovacchia, Slovenia, Romania, Macedonia del Nord e Norvegia) hanno inserito severe limitazioni, escludendo comunque l’uso delle specie selvatiche.
Un progresso che in Italia non si riesce a concretizzare, nonostante la via già percorsa da altri Stati e la firma del Trattato di Lisbona del 2007, che ha qualificato gli animali come esseri senzienti, fatto che di per sé dovrebbe essere sufficiente per non dare continuità all’esibizione degli animali sotto il tendone.
Un messaggio diseducativo
Il circo rappresenta una forma di maltrattamento ambientale che rende inaccettabili le condizioni di vita degli animali, anche senza prendere in considerazione le modalità di addestramento e il loro condizionamento, che ne piega la volontà per consentire la loro esibizione sotto il tendone. Per rendersi conto di questo basta pensare che lo spettacolo viaggiante è in continuo movimento, con animali costretti a vivere in rimorchi e carrozzoni che hanno dimensioni obbligate dal Codice della Strada e non sono conformi alle necessità etologiche degli animali detenuti. Basti pensare agli elefanti, alle giraffe costrette a viaggiare con il collo piegato per limitarne l’altezza o agli ippopotami che non potranno mai immergersi completamente come la loro fisiologia richiede. Senza parlare di leoni e tigri, spesso costretti a trascorrere la vita in pochi metri quadrati.
Un’altra ragione di opposizione all’esibizione degli animali è legata al messaggio che viene trasmesso ai giovani. Un messaggio che racconta di una natura che possiamo soggiogare e imprigionare solo per divertimento, per dimostrare il dominio che l’uomo può esercitare su quella che una volta veniva definita come “natura selvaggia”. Concetti che oggi possono solo essere giudicati come diseducativi e molto lontani dalle conoscenze scientifiche raggiunte su etologia e benessere degli animali.
Per tutte queste ragioni sarebbe opportuno, anzi doveroso, che il ministro della Cultura Giuli, che ha assunto la competenza in materia, velocizzasse le operazioni per arrivare all’emanazione dei decreti attuativi, per scrivere una pagina di civiltà, indicando il percorso per arrivare alla completa dismissione degli animali dei circhi. Dando così nuovo impulso anche all’attività circense che, una volta eliminata la crudele cattività degli animali, potrà tornare a far sognare i bambini con acrobati, clown e giocolieri. Mettendo in pista sempre nuovi spettacoli, ma di alta qualità e senza crudeltà.
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