L’incremento delle emissioni di ossidi di azoto (NOx) prodotte dal trasporto navale di merci e passeggeri, sia in navigazione, sia in porto, solleva l’urgenza di giungere al più presto all’adozione, anche nel Mediterraneo, di un’Area NECA, entro la quale le navi siano tenute a rispettare un limite alle emissioni di ossidi di azoto.
A fine settembre dello scorso anno, la rete europea di associazioni che promuovono l’adozione di una Area a Controllo delle Emissioni navali nel Mediterraneo (ECA) – a cui partecipa anche l’italiana Cittadini per l’Aria –ha organizzato a Parigi la Conferenza “Controlling emissions from shipping: implications and way forward”.
Amministratori pubblici, tecnici dell’industria navale, ricercatori e ONG, impegnati si sono confrontati nell’analisi delle soluzioni per la riduzione delle emissioni del trasporto navale.

“Cambiamo Rotta” è la newsletter di Cittadini per l’Aria dedicata all’inquinamento atmosferico prodotto dalle navi.
Un ulteriore rinvio per l’Area NECA
Purtroppo, però, a fine novembre a Malta nell’ambito del Mediterranean Action Plan e del Rempec (Regional Marine Pollution Emergency Response Centre per il Mediterraneo) l’entrata in vigore dell’Area NECA è stata rinviata, sotto la spinta principalmente dei Paesi del sud del Mediterraneo e della Grecia.
Inquinamento atmosferico e crisi climatica
Le emissioni inquinanti dalle navi derivanti dalla combustione di olio pesante o del GNL, che si diffondono nelle città di porto, portano con sé anche l’emissione di sostanze climalteranti, come anidride carbonica e metano, allontanando il nostro Paese e l’Europa dagli obiettivi di Parigi.
Obiettivo ancora più lontano considerato il rinvio a fine 2026 della decisione degli stati sull’adozione del Net-Zero Framework (NZF) che comporterebbe nuovi requisiti sulle emissioni di gas climalteranti dalle navi. La decisione del rinvio è stata presa durante la riunione del MEPC/ES2 (Marine Environment Protection Committee) tenutasi a ottobre, sotto la pressione degli Stati Uniti sull’Organizzazione Marittima Internazionale.
Inquinamento: dall’aria al mare?
L’utilizzo degli “scrubber” (EGCS – Exhaust Gas Cleaning System), ovvero i sistemi che consentono agli armatori di risparmiare sul costo dei carburanti lavando i fumi delle navi e rilasciando i residui di tale operazione in mare, deve essere vietato nel Mediterraneo.
Cittadini per l’Aria da tempo richiede la messa al bando di questa pratica, posizione ribadita anche durante un evento, organizzato in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente Francese e l’Università di Chalmers in Svezia, svolto durante la riunione delle parti della Convenzione di Barcellona di tutela del Mediterraneo (COP24).
Controlli delle emissioni delle navi nei porti
Cittadini per l’Aria pretende, da sempre, che i controlli siano più numerosi, incisivi e trasparenti, perché “Ciò che non si misura non esiste”.
Purtroppo, però, le norme italiane impongono alle Capitanerie di Porto di avvisare le navi prima di salire a bordo per verificare i carburanti utilizzati dalle navi, carburanti che possono quindi essere regolarizzati rapidamente.
Tecnica tutta italiana, considerato che ben tre Stati UE non annunciano le ispezioni in anticipo, né alle compagnie di navigazione né ai loro agenti, indipendentemente dalla bandiera dello Stato.
Se non vuoi perderti i prossimi articoli, iscriviti alla newsletter.
riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com





