Il 2022 è già stato un anno molto caldo, il secondo mai registrato con 0,9 gradi al disopra della media del periodo 1991-2020. Questi sono i dati, allarmanti, pubblicati dal rapporto annuale The European State of the Climate. Le probabilità di avere nel 2023 un anno addirittura più caldo sono molto alte, perché il fenomemeno meteorologico di El Niño porterà le temperature a nuovi massimi a livello globale.
Stiamo, infatti, per entrare in una fase di El Niño, caratterizzata dalla diminuzione dei venti di superficie che normalmente soffiano da nord lungo la costa occidentale del Pacifico, rallentando la risalita di acque più fredde e profonde. La fase El Niño s’instaura a causa del surriscaldamento delle acque superficiali oceaniche del Pacifico orientale che, a loro volta, modificano la circolazione equatoriale dei venti e con essa la distribuzione delle precipitazioni.
L’influenza di El Niño dal Pacifico si fa sentire in tutto il mondo. Già ora, in Spagna, si registrano siccità e caldo record. Siviglia e Cordoba raggiungono e superano i 36 °C. Tutti questi segnali fanno pensare che il mondo potrebbe raggiungere un nuovo record di caldo nel 2023.
Allarme per oceani, incendi e siccità
Secondo il ricercatore climatico Dillon Amaya della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), El Niño ha anche il potenziale per creare distruzione negli ecosistemi marini: «Le temperature globali degli oceani sono già a livelli record e un El Niño può innescare un ulteriore riscaldamento degli oceani. Se si ha già un punto di partenza troppo caldo e si aggiunge un El Nino, le temperature degli oceani potrebbero potenzialmente aumentare ancora di più. E questo può essere piuttosto dannoso per alcune creature oceaniche che sono molto sensibili a specifiche soglie di temperatura».
Negli oceani, un forte El Niño può aumentare le temperature superficiali di 4-6 gradi e le temperature dei fondali marini fino a 10 gradi. Questi aumenti di temperatura sono sufficienti per influenzare la vita oceanica altamente sensibile alle temperature, che non sempre può migrare verso nuovi habitat.
Nel continente europeo, un inverno insolitamente secco ha ridotto l’umidità del suolo e le riserve di acqua sotterranea sono ai minimi storici. Questo fa temere in tutta Europa il rischio di incendi di proporzioni enormi e una siccità ancora più grave di quella dello scorso anno.
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