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CRIMINI CONTRO LA BIODIVERSITÀ

Il bracconaggio sui migratori non è solo un reato ma è un’azione da vigliacchi

Il bracconaggio sui migratori non è solo un reato ma è un’azione da vigliacchi

Ermanno Giudici Ermanno Giudici 28 Apr 2022

Le azioni di bracconaggio messe in atto nei confronti degli uccelli migratori sono forse le più vili, essendo compiute contro specie che hanno compiuto viaggi di migliaia di chilometri sfidando ogni tipo di avversità. Le rotte migratorie degli uccelli sono quasi sempre le stesse da migliaia di anni, cambiamenti climatici permettendo, prevedendo lunghi attraversamenti sul mare, che significa dover volare incessantemente per migliaia di chilometri senza poter mai toccare terra.

In questi pericolosi viaggi le isole sparse nel Mediterraneo rappresentano potenziali luoghi di sosta e di temporaneo rifugio, per riprendere poi il volo verso il Nord dove gli uccelli andranno a riprodursi.

Ma è proprio sulle isole come Malta, Sicilia e Ischia, e non soltanto, che questi magnifici e indomiti animali corrono i rischi maggiori, perché spesso ad attenderli trovano i bracconieri. Armati di fucili quasi sempre con la matricola abrasa, così da non poter essere rintracciati quando li gettano via durante le “improvvisate” dei Carabinieri Forestali e delle guardie venatorie delle associazioni.  Ma non vengono usate soltanto armi da fuoco: lacci e trappole, micidiali e silenziose insieme ai richiami elettroacustici sono gli altri congegni usati dai cacciatori di frodo. Pensate che non di rado sono stati effettuati sequestri di veri e propri impianti stereo, alimentati dalle batterie delle auto, utilizzati per richiamare gli uccelli.

 

 

Dalle cicogne ai rapaci, ma anche i rari ibis eremita sono invece le specie che finiscono sparate dai bracconieri, mentre i piccoli uccelli migratori vengono catturati illegalmente con reti e trappole che non gli lasciano scampo.

Per contrastare questo fenomeno in molte zone del Mediterraneo vengono organizzati dei campi antibracconaggio, dove i volontari delle associazioni come il CABS o le guardie volontarie del WWF e di altre organizzazioni collaborano in stretta sinergia con i Carabinieri Forestali, per identificare i responsabili di questi veri e propri crimini contro la biodiversità.

Reati che purtroppo sono puniti in modo non sufficientemente severo mentre il vero rischio per i bracconieri è rappresentato soltanto dalle violazioni della legislazione sulle armi e non certo da quella sulla protezione della fauna.

Attività antibracconaggio

Nella sola giornata del 25 aprile a Ischia, durante un’attività antibracconaggio effettuata congiuntamente tra i Carabinieri Forestali della Stazione di Ischia con i volontari del WWF Italia e del CABS, un uomo è stato sorpreso a piazzare trappole illegali per la cattura di piccoli uccelli migratori. Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria è stato fermato anche un bracconiere, senza neanche il porto d’armi, che deteneva due fucili con matricola abrasa, oltre 800 cartucce, trappole per la cattura di fauna selvatica e altre attrezzature per l’attività venatoria. Avendo violato la legge sulle armi, che in Italia per fortuna prevede pene molto severe, il bracconiere è stato arrestato e trasferito presso la casa circondariale di Poggioreale.

Se oggi il bracconaggio primaverile rimane un fenomeno preoccupante e non ancora debellato, resta almeno la soddisfazione di una sua forte contrazione rispetto agli anni ’70 del secolo scorso quando sulle rotte migratorie e sul Canale di Sicilia si verificavano vere e proprie stragi.

Sul versante calabrese e su quello siciliano erano state costruite addirittura delle casematte abusive, realizzate in cemento armato, dalle quali i bracconieri sparavano soprattutto ai rapaci in migrazione, cercando fra tutte le specie di abbattere soprattutto i falchi pecchiaioli, perché la tradizione narrava che il bracconiere che uccideva un adorno (il nome dialettale del falco pecchiaiolo) si garantisse la fedeltà della moglie. Per fortuna oggi i giovani non credono più a queste stupidaggini e il bracconaggio si è molto ridotto, grazie anche a persone come Anna Giordano e Giovanni Malara che, una sul lato siciliano e l’altro su quello calabro, hanno speso le loro vite e corso grandi rischi per contrastare la caccia illegale.

 

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