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Scienza
STUDIO DEI TERREMOTI PROFONDI

Che cosa c’è veramente al centro della Terra?

I “diamanti superprofondi” sono capsule inerti capaci di trasportare frammenti di terra profonda fino alla superficie rivelando la presenza di acqua, metano e idrogeno molecolare

Che cosa c’è veramente al centro della Terra?

Redazione Redazione 16 Gen 2023

Una scoperta frutto delle ricerche del Dipartimento di Geoscienze dell’Università di Padova potrebbe contribuire anche a comprendere l’origine dei terremoti profondi e di grande magnitudine. L’articolo dal titolo “Extreme redox variations in a superdeep diamond from a subducted slab”, che ha come prima firma Fabrizio Nestola, descrive la composizione di un diamante davvero unico e sensazionale. Lo studio pubblicato su Nature conferma anche, per la prima volta in modo empirico, che le placche tettoniche penetrano nel mantello seguendo talvolta percorsi non lineari.

diamanti superprofondi

Microfotografia del diamante studiato con in evidenza le inclusioni intrappolate al suo interno. © Margo Regier

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All’origine della ricerca c’è un diamante

I diamanti super profondi, quelli estremamente rari che si formano a profondità da 300 fino a 1000 km all’interno del mantello terrestre, sono vere e proprie capsule inerti capaci di trasportare “frammenti” di terra profonda fino alla superficie terrestre senza quasi alcuna alterazione chimica.

Il diamante in questione – studiato da Fabrizio Nestola, Università di Padova, con il contributo di Luca Bindi del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Firenze e pubblicato su Nature dal team di ricerca internazionale – incorpora particolari inclusioni che testimoniano una sequenza complessa di reazioni chimiche che avvengono su una placca tettonica in subduzione.

Il processo di subduzione è uno dei principali fenomeni geologici che stanno alla base della tettonica delle placche sul nostro pianeta e consiste in una placca che scorre al di sotto di un’altra placca e che può sprofondare verso l’interno del mantello terrestre.

La tipologia di inclusioni indica la presenza di acqua a grandissime profondità (circa 660 km), di metano, di idrogeno molecolare e di ferro metallico – finora ritenuto presente solo nel nucleo terrestre.

Fabrizio Nestola

Fabrizio Nestola, Università di Padova.

La correlazione con lo studio dei terremoti

Allo stesso tempo, la scoperta conferma per la prima volta ciò che era stato solo simulato in geofisica da calcoli molto complessi: le placche tettoniche penetrano nel mantello talvolta seguendo percorsi non lineari.

«Non si può escludere che tali percorsi possano essere un’ulteriore complessità da considerare per i sismologi che studiano lo sviluppo di alcuni terremoti estremamente profondi» dice Fabrizio Nestola.

La letteratura scientifica ritiene, infatti, che tali terremoti siano correlati alle placche in subduzione.

Sismi così profondi si sono verificati nelle Filippine, in Papua Nuova Guinea, nelle Ande e in Indonesia, ma anche in Spagna, al di sotto della città di Granada, e più raramente anche in Italia, nel Tirreno meridionale.

 

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