Dopo la Sardegna è il Parco Nazionale dell’Aspromonte a bruciare. L’incendio è una delle conseguenze di questa torrida estate (al Sud), ma soprattutto dell’insipienza politica (abolizione del Corpo Forestale dello Stato, governo Renzi), dell’incapacità di organizzare adeguatamente la prevenzione (unità mobili con autobotti diffuse sul territorio, come fanno in Francia, e flotta aerea antincendio statale e non privata, come invece da noi), indifferenza delle comunità locali e azione delinquenziale di piromani prezzolati: il risultato è il fuoco nel cuore selvaggio della Calabria.
Da giorni stanno bruciano non semplici sterpaglie o macchia mediterranea, ma una delle aree più importanti e intatte, dal punto di vista naturalistico, dell’intera Europa meridionale.

Abete bianco (Abies alba Miller). Foto: Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte
Ecosistemi che hanno impiegato secoli a crescere e a raggiungere l’attuale livello di maturità e di conseguente biodiversità. Bruciano i boschi antichi, dagli alberi millenari e dall’altissimo pregio della foresta di Acatti e della Valle Infernale, di recente divenuta patrimonio UNESCO. Brucia lo Zomaro e i boschi di Roccaforte, mentre nuovi focolai si segnalano anche nell’area grecanica; la conclusione di questo inferno sembra essere ancora lontana dall’essere raggiunta.
E allora rilanciamo il grido di dolore dell’Associazione Guide ufficiali del Parco nazionale dell’Aspromonte, perché almeno tutti sappiamo e perché magari proprio attraverso il dramma del fuoco possa scattare in ognuno di noi una nuova scintilla di consapevolezza e di desiderio di impegnarsi per la protezione della nostra bella ma sempre più bistrattata natura italiana.

«…Mani criminali continuano ad appiccare fuochi e la lotta sembra impari.
Non stiamo parlando di qualche boschetto, buono per farci una passeggiatina e pubblicare un paio di foto su Instagram, ma sono i boschi della zona a tutela integrale, dall’altissimo valore naturalistico per noi, per la Calabria, per l’Italia e per tutto il mondo.
È come se bruciassero i Bronzi di Riace e noi li potessimo vedere mentre il metallo si scioglie e cola sulle basi di marmo; anzi peggio, perché questo fuoco causerà gravi danni alle nostre vite nel prossimo e medio futuro.
Chi brucia un bosco brucia un pezzo del presente e del futuro di tutti e molti non si stanno rendendo conto del danno enorme, che stiamo subendo e abbiamo subito.
Se non l’avessimo capito, la situazione è gravissima e quindi è bene che tutti sappiano che sta bruciando il Parco nazionale dell’Aspromonte.
Che siate maledetti, voi che bruciate e voi che non avete fatto ciò che sarebbe servito a fermarli. Criminali e complici dei criminali.
Che tutti sappiano che il disastro non si è ancora compiuto.
Che tutti sappiano che si sarebbe potuto evitare il peggio.
Che tutti sappiano che chiederemo il conto di questo disastro.
Che tutti sappiano che i boschi più belli dell’Aspromonte sono quasi in cenere.
Che tutti sappiano che l’Aspromonte è in guerra e che non finirà quando il fuoco sarà spento.
Che tutti sappiano che non abbiamo più lacrime.
Che tutti sappiano!».
(Associazione Guide Ufficiali Del Parco Nazionale Dell’Aspromonte) #Calabria #Italia: https://www.facebook.com/guideufficialiparcoaspromonte/
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