Domenica 18 giugno dalle ore 14, i piccoli visitatori del Centro Didattico Scientifico – EcoPlanetario del Parco Pineta di Appiano Gentile e Tradate potranno scoprire tutti i segreti dei “ronchi”, quelle radure nei boschi all’interno delle quali trovavano spazio gli orti a uso della famiglia i gelsi, fondamentali per alimentare i bachi da seta.
Grazie al contributo speciale del Museo del tessile e della tradizione industriale di Busto Arsizio, i visitatori potranno conoscere la bachicoltura tradizionale, con laboratori didattici e coinvolgenti esperienze in natura per i più piccoli.
Partecipazione gratuita.
Solo l’ingresso all’EcoPlanetario per un viaggio dedicato al sistema solare (Esploriamo il sistema solare) è a pagamento.
Biglietti su: www.centrodidatticoscientifico.it/Eventi
- Laboratori didattici ed esperienze.
L’allevamento del baco
La bachicoltura fu un fenomeno straordinario, che contagiò il Nord Italia, soprattutto ogni casa della Brianza. La sequenza di cure da dedicare ai bachi veniva appresa in famiglia, mediante la pratica.
Le uova dei bachi da seta, acquistate in febbraio, venivano ritirate alla fine di aprile. Generalmente venivano messe in incubazione sotto il materasso, così che avessero un calore naturale.
Ai primi di maggio nascevano i bruchi che, disposti su un graticcio al caldo, venivano subito nutriti con tenere foglie di gelso tritate. Durante lo sviluppo, i bigatti venivano di continuo alimentati con foglie fresche e asciutte.
Per quattro volte i bachi compivano la muta. Giunti all’ultima fase della crescita, i bachi salivano su appositi rami su cui cominciavano a filare il bozzolo. A questo punto i bigattieri andavano sull’aia a staccare i bozzoli dai rami e a riporli nelle gerle per la vendita alle filande.
Insieme al baco, protagonista della bachicoltura è il gelso bianco (Morus alba), originario della Cina. Quando attorno al 1800 l’allevamento del baco era praticato in tutte le case contadine, il gelso trasformò l’intero paesaggio brianzolo. La pianta, rustica e di poche esigenze, si diffuse ovunque. Nel 1835 furono censiti nella sola Brianza due milioni e ottocentomila gelsi.
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