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Scienza
RESIDUI DEI TEST ATOMICI

Ci sono tracce di plutonio anche in Antartide

Sono i pericolosi lasciti dei test nucleari condotti da russi e americani nell'atmosfera

Ci sono tracce di plutonio anche in Antartide
La fase di estrazione dal carotiere. © PNRA/IPEV

Redazione Redazione 5 Mag 2023

La presenza di plutonio è l’inquietante scoperta fatta da un team di ricercatori dell’Università di Firenze, impegnati nell’estrazione e nell’analisi di una carota di ghiaccio – ossia un cilindro della lunghezza di circa 120 metri, perforato a partire dalla superficie – nella parte centro-orientale dell’Antartide.

Più precisamente, si tratta di plutonio-239, elemento utilizzato per la produzione di armi nucleari e quindi marker specifico per valutare gli effetti sull’ambiente dei numerosissimi test di bombe nucleari condotti tra gli anni ’50 e gli anni ’80. Durante questi esperimenti, infatti, gli ordigni venivano fatti esplodere in atmosfera e la radioattività sprigionata poteva arrivare anche in luoghi molto lontani dall’esplosione, come l’Altopiano Antartico.

campo di Little-Dome C

Il campo di Little-Dome C (Antartide) allestito per la perforazione profonda nell’ambito del progetto Beyond EPICA. © PNRA/IPEV

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I test di armi nucleari nell’atmosfera

Le bombe fatte esplodere nell’atmosfera ammontano a 428 megatoni, pari a oltre 29.000 bombe delle dimensioni di quella sganciata su Hiroshima. Di queste, 1.129 bombe sono state fatte esplodere dagli Stati Uniti fino al 1992, alle quali si aggiungono quelle dell’allora Unione Sovietica con 981, della Francia con 217, del Regno Unito (88), della Cina (48), dell’India (6), del Pakistan (6) e della Corea del Nord (6), di cui si è svolto l’ultimo test nucleare nel settembre 2017.

E se dal punto di vista glaciologico la presenza di plutonio-239 nelle carote di ghiaccio è utile per determinare una datazione accurata degli strati nevosi – permettendo di attribuire i campioni prelevati agli anni in cui venivano condotti i test sulle armi nucleari –, l’esistenza di tale materiale radioattivo in un posto così isolato, a oltre 3mila metri di altitudine, dovrebbe indurre a riflettere su quanto l’azione dell’uomo impatti sul nostro pianeta. I tempi di permanenza nell’ambiente del plutonio-239 sono infatti lunghissimi: la sua concentrazione si dimezza in 24mila anni.

carota di ghiaccio

Carota di ghiaccio appena estratta dal carotiere durante le fasi di misurazione e logging. © PNRA/IPEV

La ricerca “The 239Pu nuclear fallout as recorded in an Antarctic ice core drilled at Dome C (East Antarctica)”, pubblicata sulla rivista scientifica Chemosphere, è frutto di un’esperienza avviata negli anni ’90 nell’ambito del progetto EPICA – European Project for Ice Coring in Antarctica. La carota di ghiaccio, prelevata tra il 2016 e il 2017, è stata trasportata e analizzata nei laboratori Unifi del polo scientifico di Sesto Fiorentino.

 

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