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Cibo agli animali selvatici: perché non bisogna darlo, neppure in estate

Cibo agli animali selvatici: perché non bisogna darlo, neppure in estate

Claudia Fachinetti Claudia Fachinetti 20 Ago 2017

In questa torrida estate il caldo non accenna a dar tregua con gravi conseguenze per flora e fauna. L’erba e la vegetazione secca e soprattutto l’assenza di acqua mettono gli animali in difficoltà costringendoli spesso ad avventurarsi ai centri abitati in cerca di cibo. Ma non sempre l’intervento umano, seppur motivato dalla volontà di aiutarli, è positivo.

Perché no

«Alimentare gli animali selvatici – dice Ermanno Giudici, presidente di Enpa Milano ed esperto di tematiche ambientali – può determinare un rapporto di dipendenza e un’alterazione dei normali comportamenti dell’animale, tra cui la naturale diffidenza verso l’uomo, e persino delle dinamiche ecologiche con l’aumento eccessivo del numero di individui in una data area. Una fonte di cibo artificiale sempre presente induce i selvatici, soprattutto quelli più opportunisti come la volpe (ma anche l’orso), a prediligere quest’ultima, piuttosto che la ricerca e la caccia, e regolare il suo tasso riproduttivo in base all’abbondanza di cibo. L’aumento degli esemplari e la loro vicinanza non sono poi sempre desiderati ed espongono gli animali a fenomeni di intolleranza da parte di alcuni umani, nonché facilitano il verificarsi di piccoli o gravi “incidenti” (morsi, incidenti stradali, distruzione di orti…). Inoltre, non bisogna dimenticare che i selvatici hanno abitudini alimentari molto diverse da quelle dei nostri animali domestici e spesso i cibi a loro offerti non tengono in considerazione le reali necessità delle varie specie e le loro intolleranze generando più danni che benefici. Ricordiamoci, infine, che è molto più facile generare un comportamento negativo e ripetitivo piuttosto che risolverlo. Se abituiamo una volpe a venire a mangiare davanti alla nostra porta l’animale si presenterà anche in caso di nostra assenza cercando da solo, nei paraggi, qualcosa di cui cibarsi. Le possibili conseguenze di questo comportamento vanno dalla distruzione dei sacchi dell’immondizia all’attenzione da parte degli animali verso i pollai, fatti che, inevitabilmente, generano poi reazioni negative da parte dell’uomo. Un esempio eclatante di come l’alimentazione artificiale modifichi il comportamento animale è rappresentato dalle bertucce di Gibilterra. Questi primati vivono liberi sulla rocca e sono stati abituati a ricevere cibo dai turisti sviluppando un atteggiamento “spavaldo” e per nulla timoroso con l’aumento di “scontri” tra animale e uomo. Diverse persone, addirittura, si son viste scippare borse e borselli da parte delle furbe scimmiette. Salvo casi di animali in evidente difficoltà, in definitiva, l’aiuto alimentare non è da considerare una buona pratica. Ciò che invece è permesso in estati torride come questa – conclude Giudici – è lasciare disponibilità di fonti d’acqua nei giardini e terrazzi affinché i animali di tante specie come ricci, insetti e uccelli possano dissetarsi in caso di necessità».

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riproduzione consentita con link a originale e citazione fonte: rivistanatura.com
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