Questa primavera segue l’ennesimo inverno avaro di precipitazioni. Le altalene termiche, unite alla crisi idrica, mettono in difficoltà l’agricoltura. Problemi strettamente legati ai cambiamenti climatici, a cui l’Unione Europea già da tempo dedica grande attenzione con numerosi progetti volti a identificare potenziali soluzioni per contrastare quelle che saranno le inevitabili conseguenze, non solo in termini di disponibilità di acqua potabile ma anche di produttività dei terreni agricoli.
In questo senso opera il progetto “Ecobreed – Improving Crops”, finanziato nell’ambito del programma europeo di ricerca e innovazione Horizon 2020, di cui è partner l’Università degli Studi della Tuscia sotto il coordinamento dell’Istituto di Agricoltura della Slovenia (KIS).
Obiettivo del progetto è incrementare la disponibilità di sementi e varietà adatte a scenari di crisi climatica, ovvero di crescere in ambienti caratterizzati da deficit idrico e incremento della salinità dei terreni.
Il focus del progetto si concentra su 4 colture: patata, soia, grano saraceno e grano tenero.
Lo studio “Diversity in Root Architecture of Durum Wheat at Stem Elongation under Drought Stress” è stato pubblicato su Agronomy.
L’impegno dell’Università degli Studi della Tuscia per il miglioramento genetico del grano duro
Tra le differenti ricerche condotte dal folto team internazionale di Enti partecipanti al progetto, spicca l’impegno del partner italiano – UNITUS – nella valutazione e nel miglioramento genetico del grano duro al fine di ottenere linee in grado di crescere in maniera significativa con scarso apporto di acqua, fertilizzanti, limitato uso di pesticidi, in senso generale altamente tolleranti a stress biotici e abiotici.
Nel bacino del Mediterraneo il grano duro rappresenta una delle colture più diffuse. In condizioni di deficit idrico, a resistere meglio sono le piante dotate di una particolare architettura radicale. Nell’ambito del progetto sono stati pertanto condotti degli studi volti a identificare particolari genotipi di grano duro, caratterizzati da una architettura delle radici “vantaggiosa”.
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