In un’epoca in cui, in tutto il mondo, i ghiacciai si stanno rapidamente ritirando, la scienza dibatte su quali meccanismi determinano la cosiddetta “successione ecologica”, cioè il mutare nel tempo delle piante che hanno colonizzato le aree liberate dal ghiaccio.
Le nuove specie si aggiungono senza escludere quelle già presenti oppure le sostituiscono?
Per rispondere a questo fondamentale quesito, i ricercatori dell’Università Statale di Milano, in collaborazione con colleghi di 13 diversi Paesi, hanno visitato e analizzato con diverse tecniche ben 46 ghiacciai in fase di ritiro in tutto il mondo, confrontando siti in cui il ghiacciaio si è ritirato recentemente (nell’ultimo decennio) con altri in cui i ghiacciai si sono ritirati diversi decenni fa.
Un trend simile nei ghiacciai di tutto il mondo
Lo studio “The importance of species addition ‘versus’ replacement varies over succession in plant communities after glacier retreat”, pubblicato sulla rivista internazionale Nature Plants, ha confermato che i due meccanismi hanno un’importanza variabile nel tempo.
Appena dopo il ritiro del ghiacciaio, quando i suoli sono poveri e instabili, vengono colonizzati da poche piante pioniere: i primi arrivati aiutano a stabilizzare il terreno, favorendo la progressiva aggiunta di nuove specie.
Questo processo continua per i primi 50 anni, ma poi le cose cambiano: quando i suoli sono diventati abbastanza ricchi e stabili, arrivano specie più competitive, che vi si stabiliscono escludendo le specie pioniere e rimpiazzandole.
Le informazioni raccolte dai ricercatori non solo confermano che la successione dei due meccanismi è stessa in tutte le aree del mondo considerate, ma ci aiutano a capire come evolveranno i nuovi ecosistemi, sempre più ampi, che si stanno formando in montagna e intorno ai poli in conseguenza del ritiro dei ghiacciai.
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