Il ritiro dei ghiacciai causato dal rapido riscaldamento globale provocherà profondi cambiamenti nella biodiversità fluviale alpina. La nostra capacità di prevedere le conseguenze future per le specie adattate al freddo o che prediligono l’ambiente glaciale è ancora limitata.
Un nuovo lavoro pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution e realizzato da un team internazionale (con esperti di Regno Unito, Austria, Francia, Italia e Svizzera) tra cui il Museo delle Scienze di Trento (MUSE) – unico partner italiano – presenta un nuovo metodo per fare previsioni sul futuro della biodiversità nelle Alpi europee.
Lo studio dal titolo “Glacier retreat reorganises river habitats leaving refugia for Alpine invertebrate biodiversity poorly protected” abbraccia il periodo fino al 2100 e identifica potenziali aree rifugio umide per le specie di invertebrati che attualmente vivono in acque fredde.
Il metodo di ricerca utilizza i dati raccolti in 25 anni di studi sui torrenti alpini e sull’influenza che i ghiacciai hanno sui torrenti che alimentano e nicchie ecologiche delle specie che popolano le acque d’alta quota.
Le proiezioni sono state sviluppate per 15 specie di invertebrati di cui un verme piatto (Crenobia alpina) e 14 insetti (8 Ditteri Chironomidi, 2 Efemerotteri, 3 Plecotteri e 1 Tricottero).
Le proiezioni della distribuzione di questi animali sono state sviluppate per tutti i sottobacini glaciali delle Alpi al di sopra dei 2000 m di quota, nei bacini del Po-Adige, Danubio, Reno e Rodano.
I siti indagati dal MUSE sono distribuiti in 5 torrenti trentini, nel gruppo montuoso Adamello-Presanella (Conca, Niscli, Cornisello) e Ortles Cevedale (Noce Bianco e Careser) e in 2 torrenti lombardi, il Trobio e il Gleno nelle Alpi Orobie.
- Il torrente proglaciale Noce Bianco. © MUSE
- Raccolta di esemplari di invertebrati alpini adulti. © MUSE
Il risultato delle previsioni
Secondo le stime, le specie analizzate subiranno spostamenti di distribuzione a monte, dove i ghiacciai persistono, e si estingueranno dove i ghiacciai scompaiono completamente. Diversi bacini alpini offriranno rifugi climatici per gli specialisti delle acque fredde (in particolare nel Bacino del Rodano) ma è significativo rilevare che le attuali reti di aree protette offrono una copertura relativamente scarsa di questi futuri rifugi. Una situazione che suggerisce un cambiamento importante nelle strategie di conservazione delle Alpi, per adattarsi agli effetti futuri del riscaldamento globale.
«Secondo i nostri studi, nelle Alpi europee entro il 2100 la maggior parte delle specie subirà una riduzione dell’area di habitat per loro idoneo» spiega Valeria Lencioni, idrobiologa e coordinatrice Ambito Clima ed Ecologia del MUSE.
- Crenobia alpina. © MUSE
- Nemoura mortoni. © MUSE
“Perdenti e vincenti”
Alcune specie subiranno perdite consistenti in tutti i bacini fluviali:
- moscerini chironomidi Diamesa latitarsis
- steinboecki e Diamesa bertrami
- plecottero Rhabdiopteryx alpina
- l’efemerottero Rhithrogena nivata.
Risponderanno positivamente le popolazioni delle specie che non prediligono le acque di fusione glaciale:
- verme piatto Crenobia alpina
- efemerottero Rhithrogena loyolaea.
In particolare, le indicazioni che arrivano dalla genetica suggeriscono che la dispersione attuale è possibile per alcuni insetti alati come i plecotteri ma è meno probabile per le specie con capacità di volo limitate come i chironomidi.
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