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Scienza
ALLERTA SISMICA

Come riconoscere i primi segnali emessi da un terremoto

I segnali emessi della fratturazione del suolo prima dell'evento possono essere utilizzati per allertare la popolazione prima dell'arrivo delle onde sismiche

Come riconoscere i primi segnali emessi da un terremoto
Il terremoto in Turchia. © EU Civil Protection and Humanitarian Aid/CC BY-SA 2.0 Deed via flickr.com

Redazione Redazione 9 Lug 2024

Una nuova ricerca ha dimostrato le potenzialità e l’efficacia di un sistema di Early Warning sismico, ovvero di un sistema di allerta sismica precoce che consente di prevedere l’impatto delle onde sismiche sul territorio e di inviare un messaggio di allerta entro pochi secondi, prima ancora dell’arrivo delle onde stesse. I primi segnali emessi da un terremoto possono, infatti, consentire di tracciare l’evoluzione della frattura del suolo nel tempo.

Lo studio ha applicato retrospettivamente questa tecnica al devastante terremoto di magnitudo 7.8 che il 6 febbraio 2023 ha colpito la regione al confine tra Turchia e Siria.

allerta sismica

Evoluzione della magnitudo stimata ad ogni stazione (curve grigie) sfruttando i picchi di ampiezza dell’onda P, misurati in finestre che si espandono a partire dai primi arrivi. La curva media in blu delinea la stima della magnitudo del terremoto in funzione dei secondi trascorsi dal tempo origine. In istogramma la distribuzione finale delle stime di magnitudo. © INGV

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Uno strumento per una possibile allerta sismica

«Per condurre il nostro studio abbiamo utilizzato un avanzato metodo di previsione dello scuotimento del suolo, basato sulla misura delle prime onde P e in grado di predire, durante un terremoto, le aree in cui il moto del suolo supererà una soglia limite di danno potenziale» spiega Luca Elia, tecnologo dell’INGV-OV e co-autore della ricerca.

Per la valutazione dell’efficacia del sistema di Early Warning sismico sono stati analizzati retrospettivamente centinaia di accelerogrammi registrati in prossimità della sorgente del terremoto turco-siriano e acquisiti dalla rete di monitoraggio gestita dall’agenzia AFAD del Ministero dell’Interno turco, deputata alla gestione dell’emergenza e dei disastri.

I risultati hanno mostrato come un primo allarme, emesso circa 10 secondi dopo l’origine dell’evento, avrebbe consentito di allertare correttamente il 95% dei siti all’interno della zona potenzialmente danneggiata, con tempi di preavviso compresi tra 10 e 60 secondi.

 

Lo studio, intitolato “Retrospective performance analysis of a ground shaking early warning system for the 2023 Turkey-Syria”, è stato pubblicato sulla rivista Nature Communications Earth & Environment.

Gli autori sono ricercatori del Dipartimento di Fisica “Ettore Pancini” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e dell’Osservatorio Vesuviano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV-OV).

 

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