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Natura
Animali, piante e habitat
ASSOCIAZIONE TUTELA PIPISTRELLI

Come salvare un pipistrello. E come riabilitarlo

Per la prima volta un Ente come Ispra ha dato indicazioni su come gestire animali protetti

Come salvare un pipistrello. E come riabilitarlo
Ala di Eptesicus serotinus. © Ass. Tutela Pipistrelli

Stefano Brambilla Stefano Brambilla 7 giorni fa

Alessandra Tomassini potrebbe stare per ore a parlare di pipistrelli. È da almeno 25 anni che si occupa della loro tutela, conservazione e soprattutto di come aiutarli quando si trovano in difficoltà. «Quando ero giovane mi affascinava il lato dark… – sorride – poi a poco a poco ho scoperto quanto ancora incompresi erano questi animali, e soprattutto quante poche persone in Italia si occupavano di loro. Così ho iniziato a studiarli e nel 2012 ho fondato, insieme ad alcuni amici, l’associazione Tutela Pipistrelli (www.tutelapipistrelli.it): l’obiettivo era ed è quello di portare la conoscenza scientifica a livello divulgativo, parlando di scienza in modo semplice e accessibile».

L’associazione, che ha volontari in tutta Italia, da allora è diventata un punto di riferimento per chiunque si imbatta in un pipistrello in difficoltà, fornendo consigli e suggerimenti per la loro riabilitazione e il loro benessere.

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Tadarida teniotis durante la somministrazione di un antiparassitario. © Ass. Tutela Pipistrelli
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Liberazione di Pipistrellus kuhlii. © Ass. Tutela Pipistrelli

Recupero e la riabilitazione dei chirotteri

Un’esperienza così importante che Tomassini è diventata la curatrice delle “Linee guida per il recupero e la riabilitazione dei chirotteri”, pubblicata recentemente da Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. «Una bella soddisfazione» commenta Tomassini, laureata in Scienze Naturali e dottorata in Biologia animale e dell’uomo. “

«Per la prima volta un Ente legato al Ministero dell’Ambiente ha dato indicazioni su come gestire animali protetti. Finora non esisteva un protocollo condiviso: ora tutti i centri di recupero per la fauna possono avere indicazioni aggiornate e uniformi sulle corrette procedure di gestione dei chirotteri durante le fasi di recupero e riabilitazione degli individui trovati in difficoltà”. Le linee guida, tra l’altro, sono scaricabili gratuitamente qui dal sito di Ispra.

pipistrelli

Insegnare a veterinari e naturalisti come salvare un pipistrello

All’applicazione delle linee guida è ora dedicato un workshop formativo gratuito di due giornate (qui informazioni e iscizioni) per medici veterinari, tecnici faunistici e operatori CRAS, che si terrà a Palombara Sabina (RM) il 16 e 17 maggio, patrocinato dal Parco dei Monti Lucretili, da Ispra, da Regione Lazio e da molti altri enti veterinari e non solo.

«Riuniremo i massimi esperti di ISPRA e IZS per insegnare a veterinari e naturalisti come salvare un pipistrello, seguendo protocolli scientifici rigorosi» spiega Tomassini. «Capita molto frequentemente che si trovino pipistrelli in difficoltà, ma non sono molte le persone, anche specializzate, che sanno come trattarli. L’obiettivo è cercare di formare più tecnici e veterinari possibili. Parleremo anche di come la tutela dei pipistrelli sia legata alla nostra salute e mostreremo come la tecnologia e la chirurgia possano salvare mammiferi di pochi grammi. Interverrà anche Stefania Leopardi, tra le massime ricercatrici italiane sui virus della fauna, un argomento oggi molto attuale, visto il rischio sempre incombente di pandemia».

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Rhinolophus ferrumequinum in letargo in una grotta, foto fatta durante i monitoraggi delle popolazioni in natura. © Ass. Tutela Pipistrelli

Educazione e sensibilizzazione

Chiediamo a Tomassini, che si occupa anche di monitorare le colonie in natura, come siano percepiti i chirotteri dal grande pubblico.

«Vent’anni fa generalmente la gente aveva paura dei pipistrelli, a volte anche ribrezzo. Oggi secondo me va meglio, la sensibilità è aumentata. Si parla di più dei chirotteri e del loro fondamentale ruolo ecologico, per esempio come insetticidi naturali. E sono sempre di più le persone che si rivolgono a noi quando trovano un individuo in difficoltà, per esempio per terra».

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A questo proposito, sul sito di Tutela Pipistrelli ci sono tutte le indicazioni da seguire, ma riassumendo Tomassini consiglia – se si trova un individuo sul terreno o in evidente stato di difficoltà – di «prelevarlo con un panno e metterlo in una scatola di cartone senza buchi, senza cercare di nutrirlo. Poi chiamare subito un esperto: il nostro numero di telefono è sempre attivo. Noi chiediamo fotografie e cerchiamo di capire se è un cucciolo o un adulto, se è ferito o meno: a seconda dell’età e dello stato diamo consigli ad hoc, indirizzando eventualmente a centri di recupero». Eventualmente: perché per esempio i piccoli, che si rivengono spesso da metà giugno a fine luglio, quando avvengono le nascite e i neonati cadono dalle “nursery”, devono essere lasciati in loco: le mamme infatti possono riprenderli.

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Chirurgia per un ascesso dentario su Pipistrellus kuhlii. © Ass. Tutela Pipistrelli

Tomassini aiuta a gestire anche gli animali irrecuperabili. «Alcuni individui non possono essere liberati e devono essere tenuti in cattività – spiega –. Ma sono animali molto utili: se il carattere del pipistrello lo permette – perché ogni pipistrello ha il suo carattere – lo utilizziamo per fare educazione nelle scuole e durante gli eventi di sensibilizzazione al grande pubblico. Osservare un pipistrello da vicino è spesso un’esperienza che apre la mente e avvicina a questo straordinario mondo di creature alate».

 

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