di Mariangela Corrieri
Presidente Associazione Gabbie Vuote ODV Firenze
Compagnino ha 12 anni. È vecchio e un giorno dovrò dirgli addio. Non so come farò, non so se potrò dimenticare il posto che lui occupa nella mia vita.
Lui fiuta e mi sta intorno mentre io osservo la bellezza
L’ho soprannominato Compagnino perché è il mio compagno di passeggiate. Nei boschi, sui monti, lungo le spiagge solitarie d’inverno, ma anche d’estate, in quelle camminate sulle alte scogliere. Lui corre, fiuta, va avanti e indietro; io guardo le farfalle, i fiori, l’orizzonte lontano e vicino, ma sempre il mio orizzonte fatto di natura. Esclusiva, adorabile, indispensabile natura che mi colloca nel mondo come parte viva e non come un’ombra cinese.
La madre è certa, il padre…
Compagnino, battezzato Tobia, è un meticcio di Breton, nato da madre Breton e padre nanerottolo, meticcio insondabile. Compagnino è stato tolto alle grinfie mortali di un cacciatore.
Il mio Compagnino è con me ogni giorno, in casa e fuori. Mi cammina davanti, imbocca una strada a destra, ma all’avvertimento “di qua”, cambia direzione e svolta a sinistra.
Il morso, la pina e altre storie
«Tobia, c’è Gino!». Immediatamente cerca Gino e comincia a ringhiare perché Gino, un meticcio di maremmano e dalmata, una volta lo ha morso.
«Vai a prendere la pina! e Tobia corre a prendere la pina (forma comune in Toscana per indicare la pigna N.d.R.).
Tobia viaggia in auto “affacciato” alla spalliera del sedile posteriore, ritto su due zampe e, per quanti chilometri si facciano, da due a duecento, è lì, piccola “vedetta lombarda” a controllare la strada. Abbaia quando intravede un cane, forse per dirgli che lui è un privilegiato; invecchiando ha cominciato ad abbaiare anche ai gatti, ai piccioni e perfino ai passeggini.
Quando vuole il biscotto si piazza sotto la scatola di latta e guarda alternativamente me e la scatola. Le parole non servono, lo capisco, sono umana… no?
L’importante ruolo di Tobia
Compagnino è uno spazio nel paesaggio della mia vita, uno spazio pieno di semplicità, di innocenza, di gioia. Mentre corre felice, sui colli e nei boschi, lungo il mare o in campagna, per empatia divento una persona fresca nell’aria, nuova di zecca, con un presente infinito, senza passato e senza futuro. Sperimento il “qui e ora”.
Caro Tobia, mio Compagnino, non morire mai!
- Compagnino. © M. Corrieri
- Compagnino. © M. Corrieri
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