È cambiata tutta la psicologia del viaggio in mare. Prima, chi partiva per un viaggio marittimo rompeva con la vita della terraferma e sulla nave trovava un nuovo genere di casa. Questo valeva perfino per traversate relativamente brevi come quella dell’Atlantico. Ma oggi le persone (specie se salpano per gli Stati Uniti) portano a bordo le condizioni della vita di terra e trovano nella nave il solito tipo di albergo, con la sua pretesa di fornire illusorie comodità d’ogni genere, con tutti gli svantaggi della vita “in compagnia” e per di più il fastidio di non poterle sfuggire per un certo numero di giorni. […]
Il viaggiatore moderno non ha mai il tempo di abituarsi. Glielo impedisce quella contraffatta atmosfera di terraferma che le compagnie marittime cercano di ricreare per lui.
Joseph Conrad, Natale sul mare
Probabilmente potremmo supporre che è sempre il solito ritornello, eppure occorre sempre notare come alla fine avevano e hanno proprio ragione coloro che nell’arco del tempo hanno messo in guardia l’umanità dall’eccessiva ricerca di comodità e apparente benessere. Naturalmente non si intende discutere sui vantaggi e i passi avanti che la tecnologia ha concesso ad alcuni settori, quali la comunicazione e la medicina. Ma allo stesso tempo ha portato l’essere umano a perdere la propria identità di essere vivente, di creatura fisica che dovrebbe vivere in simbiosi con l’ambiente che lo circonda; che dovrebbe accogliere tutte le difficoltà che la Natura pone di fronte al suo cammino per educarlo; che dovrebbe capire che alcune azioni non potranno mai essere sostituite davvero da delle macchine.
Non solo, perché sembra che l’unico fine di alcune iniziative sia quello di eliminare del tutto la fatica dalla vita dell’uomo (concetto che ha dell’incredibile, dal momento che la fatica è elemento imprescindibile del lato umano e animale, un aspetto che educa e fortifica il nostro animo quotidianamente), sostituendola con la comodità. Più cose l’uomo riesce a fare senza fatica meglio è; sembra essere lo slogan che va per la maggiore. Ma cosa significa comodità? Qual è il confine tra comodità e pigrizia? Che impatto possono avere tutte quelle iniziative che tendono a farci fare tutto con un click? Anzi, oramai con un leggero tocco sullo schermo toucht.
Nel caso proposto, Conrad riflette su come sia cambiata la condizione del viaggiatore di mare, non tanto dal punto di vista delle imbarcazioni, quanto della modalità con cui si affronta una traversata, seppur breve. Perché, sostiene lui, in quel modo l’uomo stava perdendo la differente concezione degli elementi naturali: un conto è vivere sulla terraferma, un conto invece è stare in mezzo al mare. Non si può pretendere che possa essere lo stesso.
Chissà cosa avrebbe detto oggi allora, nel vedere imbarcazioni trasformate in città sul mare, con tutti gli elementi di svago urbani; navi da crociera che sono ormai attrezzate per offrire qualunque servizio, proprio per far sentire i passeggeri come a casa. Piscine, supermercati, teatri, campi da tennis o simili, casinò, ristoranti di ogni tipo: sono solo alcuni esempi di come ci si potrebbe dimenticare di essere a bordo di una nave. Sembra che ci sia celato un invito: “Vieni a bordo con noi e dimentica di essere su una nave! Vivi la tua solita vita”.

Ma a bordo di una nave bisognerebbe forse godersi il viaggio osservando il mare, scrutando l’orizzonte, provando a scoprire come funziona la navigazione, ammirando il cielo che cambia, percependo il vento sulla pelle, rimanendo con se stessi. Utopia? Riflessioni nostalgiche?
Eppure non è una realtà così lontana da concepire, perché è quella originaria, quella che ha accompagnato l’umanità per secoli e secoli. Non è necessaria una contraffatta atmosfera di terraferma per poter godersi il viaggio; anche perché quello con il mare è un incontro particolare, poiché vi si può rimanere forse indifferenti all’inizio, ma in un modo o nell’altro, si arriverà ad odiarlo o soprattutto amarlo.
Infine, stupisce il fatto che come sempre molti autori insistano sull’esigenza di stare qualche tempo da soli, per poter pensare su sé o anche semplicemente per evitare qualche volta gli altri, quando la compagnia non è proprio sulla nostra stessa lunghezza d’onda. Ma risulta difficile oggi, durante un viaggio in nave, come ai tempi di Conrad, con tutti gli svantaggi della vita “in compagnia” e per di più il fastidio di non poterle sfuggire per un certo numero di giorni.




